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The time machine
Facevo alcune riflessioni, tempo fa, sulle conseguenze sulla possibilità di tornare indietro nel tempo; di alcune conseguenze potenziali che, a prima vista, non vengono predette perchè ci sono le ovvietà a far da scudo.
Escludendo, da queste ultime, l’ovvietà che “non sia possibile” (per ora possiamo solamente “dimostrare” che non ne siamo all’altezza, ma nessuno può dimostrare che non si potrà) rimangono i soliti paradossi e evidenze non “poi così tanto logiche”:
1) Potendo tornare indietro nel tempo potrei uccidere mia madre prima del mio concepimento
2) Se, anche in un tempo futuro (mettiamo tra 2000 anni), si arriverà a costruire una macchina o un dispositivo in grado di riportare le persone nel passato (o a far riavvolgere il nastro del tempo mentre noi, invece, stiamo fermi) qualcuno deve esser passato nel nostro presente o passato, e lasciato qualche traccia. Chi non vorrebbe tornare indietro e vedere, per esempio, la crocifissione di Cristo sul Golgota e assicurarsi che sia un evento realmente accaduto o per un semplice pellegrinaggio da parte di cattolici incalliti (e anche poco sensibili, direi!)?
Di queste persone ci dovrebbe esser qualche traccia!
Io NON sono dello stesso parere. Vederla in questo modo è un po come convincersi che il mondo sia piatto (quindi mancherebbe una dimensione) senza doversi mai porre il problema che in moltissime circostanze bisognerebbe “eliminare” le persone dalla strada per riuscire ad andare a lavoro. Basterebbe anche solo esser circondati da pietroline che non si potrebbe più camminare.
Con questo voglio dire che è ovvio che le argomentazioni di sopra non sono possibili non per la contradditorietà della macchina del tempo ma perchè partono da un presupposto errato.
Quindi la soluzione, anzi le possibili soluzioni, sono due (dicono gli stessi scenziati):
1) tornando indietro nel tempo si vive un’esperienza simile a quando si guarda la tv: non si può partecipare, si è solo uno spettatore. Ma questo significa che le persone che stiamo vedendo in quel film non sono più persone vere perchè altrimenti si contraddice uno degli assiomi più importanti della fisica: “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”. Quindi non può essere che solo perchè io decido di tornare indietro nel tempo “improvvisamente” vengono “create” dal nulla me medesimo di qualche anno fa e tutte quelle persone coinvolte.
Un’aspetto più divertente sarebbe che una volta deciso di tornare indietro nel tempo, ammettendo fosse un passato “reale” e, contemporaneamente, “univoco” significa, anche, che io l’ho fatto da sempre (mi verrebbe il sospetto) e inizierei a sentirmi spiato da un “me stesso” futuro: in qualche modo condizionerei il mio presente.
2) Che esistono infiniti percorsi, inifiniti mondi dove in uno sto scrivendo la medesima cosa di ora nel blog e in un altro una cosa esattamente opposta. Mondi paralleli dove la differenza, tra i vari mondi “adiacenti”, è sostanzialmente minima nello stesso istante, ma le conseguenze nel futuro possono essere drasticamente differenti (come per Borges ne “Il giardino dei sentieri che si biforcano”). Quando volessi tornare indietro nel tempo, in realtà starei andando su un mondo parallelo ma non concorrente al mio. Il rischio sarebbe di vedere, me, come una persona leggermente o completamente diversa da quello che era nei miei ricordi.
Non so quale sia la possibilità più stimolante delle due (se fosse!) ma c’è un terzo aspetto da mettere in gioco, farò un esempio per esser più chiaro. Questo esempio è un evento che si verifica nell’anno 2009 e gli attori coinvolti sono:
- me (A) del 2020 (allora non sarò ancora morto!!! Allora tutte le questioni del 2012 son fesserie?!?!)
- me (B) del tempo corrente (per forza!)
- me (C) del 2010
Sia me A e me C, si trovano entrambi nello stesso momento di me B, e si raccontano, entusiasti, dei loro misfatti e rivelano il loro anno di provenienza (da notare che tutti sono, però nati lo stesso giorno/mese e anno).
Me C, seppur io sia una persona di poche parole, ahimè gli piace parlare, quindi invita me A a trascorrere un po’ di tempo con lui nel futuro (che per sarà nuovamente “il presente” che gli appartiene una volta tornato da questo viaggio).
Così me A decide di andare nel 2020 ma subito si rende conto che c’è qualcosa che non torna e ha l’impressione che potrebbe non essere così semplice trovare lo stesso me C del 2020.
Mi spiego meglio:
visto che esistono diverse copie di me stesso (infinite?), almeno ipotizando la possibilità di viaggiare nel tempo, e visto che non è possibile avere più di una “istanza” di me stesso in uno stesso “nastro temporale” (altrimenti sarebbero tutti “in me stesso”, anche ora, in questo istante) allora significa che:
1) esistono differenti nastri dove ognuno di questi ha una “istanza” di me stesso
2) a quanto pare ogni nastro parte da un momento differente. Se è possibile che me C venga dal futuro 2020 significa che il suo anno di nascita (che coincide al mio) non sia avvenuto nello stesso “momento assoluto” del mio.
Da queste due deduzioni assumo che il fatto di esserci incontrati “quella volta” è stato un caso puramente fortuito: visto che ogni momento diventa “relativo” alla partenza effettiva del nastro da cui proviene la nostra istanza, significa anche dire che:
2020 o 2010 non ha nessun significato! O meglio, manca qualche altra informazione per fare una coordinata precisa, per identificare un “momento assoluto” o “riconoscibile” da tutti i nastri.
Questo significa, anche, ammettere che “il tempo” non è solamente la nostra “quarta dimensione” perchè il tempo stesso, a questo punto, ha neccessità di “ulteriori dimensioni”


