“Dei canti, dei balli e dei pensieri”

Simone Medas thoughts depot

Archive for the ‘Personal’ Category

ll “peso” delle parole

lascia un commento »

Facevo una considerazione… e giusto per farmi qualche sega mentale in tempo reale, la riporto qui.
Quello che ho constatato è facilmente verificabile, ed è che le parole (principalmente aggettivi) non hanno solo un significato ma hanno anche un “peso” o direi, per esser meglio compreso, un “potere”… ecco fa pure figo “il potere delle parole”.

Di cosa si tratta? Faccio un semplice esempio: Se volessi fare un complimento ad una persona meritevole lo farei con tutta la serietà possibile, con compostezza e decisione. Con l’intento di fugare qualsiasi dubbio di “presa per culo” ma anche di dare una certa importanza a quello che sto dichiarando, quasi stessi seguendo un preciso “rituale”.
Se, invece, volessi dirgli “sei un buffone” userei, di certo, un atteggiamento completamente differente.
L’adeguato comportamento che accompagna la parola non è “meccanicamente” scelto in base alle parole ma, piuttosto, viene assunto in conseguenza ad un certo “valore” che sto cercando di dare. Difatti l’affermazione può essere la medesima ma con un significato esattamente opposto. E’ il “potere” della parola che è difficile da manifestare o misurare, ma, a parer mio, viene trasmesso quasi telepaticamente e rinforzato dal comportamento.

Ma il punto su cui riflettevo non è esattamente questo. Questo ragionamento, in verità è una conseguenza. Quello su cui riflettevo verte su un di quelle caratteristiche che ci distingue come esseri in eterna contraddizione.

Se siamo d’accordo sul fatto che la parola in se è come una retta senza verso e senza modulo, che a guardarla rimaniamo un po’ perplessi: “dove diamine vorrà andare? E per quanto? e da dove è partita?” allora possiamo passare alla mia constatazione – altrimenti torna al punto 1, oppure premi back sul browser vedrai qualche articolo più interessante da leggere :) )) -

Il punto due è che il peso, il potere, delle parole si perde, si esaurisce, svanisce come le bollicine di una CocaCola in una bottiglia che abbiamo lasciato senza tappo per più di 24 ore.
E l’agente che deteriorerebbe questo potere è la ripetitività della parola stessa. Detto in modo semplice: “Il potere di una data parola (meglio se aggettivo) diminuisce ogni volta che lo si utilizza” o in aritmetica: “Il potere delle parole è inversamente proporzionale al numero delle volte che la collettività la utilizza”.

Tutta sta scemenzoide per notare quanto siamo scemi:
perché se voglio dire ad una persona, ad esempio, che è brava nel proprio mestiere o artisticamente devo alterare l’aggettivo con “issima” o confermare ulteriormente aggiungendo “davvero”: “Sei DAVVERO bravissimo!”. Ma perché, se dico solamente “Sei bravo” sto aggiungendo un asterisco con un rimando ad una nota a piè di pagina con scritto: “Però sei meno bravo di quell’altro che è DAVVERO bravissimo!”?

Pare, alla fine, che non ci crediamo più nemmeno noi a quello che stiamo dicendo. Questo è importante, lo ripeto scrivendolo in grassetto:

pare che non crediamo più a quello che noi stessi diciamo.

Quindi si peggiora ulteriormente enfatizzando allungando il numero di vocali “BRAVISSIMOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO” o mettendo 200 punti esclamativi…. e poi moltiplicando il numero di volte l’aggettivo “bravo bravo bravo bravo bravooooo” (e un mix di tutte queste belle cose :) )

E dopo? Dopo cosa succede? Che quella parola, quel modo di esprimersi, quell’aggettivo diventa deprecata? Cade in disuso e viene di moda un’altra?

Come foto ne ho messo una che avevo fatto tanto tempo fa per esprimere lo stesso concetto :) )

Scritto da Simone Medas

marzo 16, 2012 alle 8:59 am

The time machine

lascia un commento »

Facevo alcune riflessioni, tempo fa, sulle conseguenze sulla possibilità di tornare indietro nel tempo; di alcune conseguenze potenziali che, a prima vista, non vengono predette perchè ci sono le ovvietà a far da scudo.
Escludendo, da queste ultime, l’ovvietà che “non sia possibile” (per ora possiamo solamente “dimostrare” che non ne siamo all’altezza, ma nessuno può dimostrare che non si potrà) rimangono i soliti paradossi e evidenze non “poi così tanto logiche”:
1) Potendo tornare indietro nel tempo potrei uccidere mia madre prima del mio concepimento
2) Se, anche in un tempo futuro (mettiamo tra 2000 anni), si arriverà a costruire una macchina o un dispositivo in grado di riportare le persone nel passato (o a far riavvolgere il nastro del tempo mentre noi, invece, stiamo fermi) qualcuno deve esser passato nel nostro presente o passato, e lasciato qualche traccia. Chi non vorrebbe tornare indietro e vedere, per esempio, la crocifissione di Cristo sul Golgota e assicurarsi che sia un evento realmente accaduto o per un semplice pellegrinaggio da parte di cattolici incalliti (e anche poco sensibili, direi!)?
Di queste persone ci dovrebbe esser qualche traccia!

Io NON sono dello stesso parere. Vederla in questo modo è un po come convincersi che il mondo sia piatto (quindi mancherebbe una dimensione) senza doversi mai porre il problema che in moltissime circostanze bisognerebbe “eliminare” le persone dalla strada per riuscire ad andare a lavoro. Basterebbe anche solo esser circondati da pietroline che non si potrebbe più camminare.
Con questo voglio dire che è ovvio che le argomentazioni di sopra non sono possibili non per la contradditorietà della macchina del tempo ma perchè partono da un presupposto errato.
Quindi la soluzione, anzi le possibili soluzioni, sono due (dicono gli stessi scenziati):

1) tornando indietro nel tempo si vive un’esperienza simile a quando si guarda la tv: non si può partecipare, si è solo uno spettatore. Ma questo significa che le persone che stiamo vedendo in quel film non sono più persone vere perchè altrimenti si contraddice uno degli assiomi più importanti della fisica: “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”. Quindi non può essere che solo perchè io decido di tornare indietro nel tempo “improvvisamente” vengono “create” dal nulla me medesimo di qualche anno fa e tutte quelle persone coinvolte.
Un’aspetto più divertente sarebbe che una volta deciso di tornare indietro nel tempo, ammettendo fosse un passato “reale” e, contemporaneamente, “univoco” significa, anche, che io l’ho fatto da sempre (mi verrebbe il sospetto) e inizierei a sentirmi spiato da un “me stesso” futuro: in qualche modo condizionerei il mio presente.

2) Che esistono infiniti percorsi, inifiniti mondi dove in uno sto scrivendo la medesima cosa di ora nel blog e in un altro una cosa esattamente opposta. Mondi paralleli dove la differenza, tra i vari mondi “adiacenti”, è sostanzialmente minima nello stesso istante, ma le conseguenze nel futuro possono essere drasticamente differenti (come per Borges ne “Il giardino dei sentieri che si biforcano”). Quando volessi tornare indietro nel tempo, in realtà starei andando su un mondo parallelo ma non concorrente al mio. Il rischio sarebbe di vedere, me, come una persona leggermente o completamente diversa da quello che era nei miei ricordi.

Non so quale sia la possibilità più stimolante delle due (se fosse!) ma c’è un terzo aspetto da mettere in gioco, farò un esempio per esser più chiaro. Questo esempio è un evento che si verifica nell’anno 2009 e gli attori coinvolti sono:
- me (A) del 2020 (allora non sarò ancora morto!!! Allora tutte le questioni del 2012 son fesserie?!?!)
- me (B) del tempo corrente (per forza!)
- me (C) del 2010

Sia me A e me C, si trovano entrambi nello stesso momento di me B, e si raccontano, entusiasti, dei loro misfatti e rivelano il loro anno di provenienza (da notare che tutti sono, però nati lo stesso giorno/mese e anno).
Me C, seppur io sia una persona di poche parole, ahimè gli piace parlare, quindi invita me A a trascorrere un po’ di tempo con lui nel futuro (che per sarà nuovamente “il presente” che gli appartiene una volta tornato da questo viaggio).
Così me A decide di andare nel 2020 ma subito si rende conto che c’è qualcosa che non torna e ha l’impressione che potrebbe non essere così semplice trovare lo stesso me C del 2020.
Mi spiego meglio:
visto che esistono diverse copie di me stesso (infinite?), almeno ipotizando la possibilità di viaggiare nel tempo, e visto che non è possibile avere più di una “istanza” di me stesso in uno stesso “nastro temporale” (altrimenti sarebbero tutti “in me stesso”, anche ora, in questo istante) allora significa che:
1) esistono differenti nastri dove ognuno di questi ha una “istanza” di me stesso
2) a quanto pare ogni nastro parte da un momento differente. Se è possibile che me C venga dal futuro 2020 significa che il suo anno di nascita (che coincide al mio) non sia avvenuto nello stesso “momento assoluto” del mio.
Da queste due deduzioni assumo che il fatto di esserci incontrati “quella volta” è stato un caso puramente fortuito: visto che ogni momento diventa “relativo” alla partenza effettiva del nastro da cui proviene la nostra istanza, significa anche dire che:
2020 o 2010 non ha nessun significato! O meglio, manca qualche altra informazione per fare una coordinata precisa, per identificare un “momento assoluto” o “riconoscibile” da tutti i nastri.
Questo significa, anche, ammettere che “il tempo” non è solamente la nostra “quarta dimensione” perchè il tempo stesso, a questo punto, ha neccessità di “ulteriori dimensioni”

Scritto da Simone Medas

aprile 22, 2009 alle 8:00 pm

Pubblicato in Personal

Taggato con , , ,

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.