“Dei canti, dei balli e dei pensieri”

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la comunione libera (voce del verbo liberare)

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… e infine, dopo mille peripezie ed acrobazie, siamo giunti alla cosidetta “comunione”. O, meglio, Davide c’è arrivato.

Ma, anche in questo caso, le situazioni divertenti non sono mancate.

Essendo che i genitori di mio figlio, quindi io e mia ex-moglie, son separati, la catechista, parlando con la mamma sulla preparazione, le ha detto che avevano già pensato a tutto e per “non farci sentire meno degli altri” avevano deciso, assieme al sacerdote della parrocchia, che avremo preso, durante la cerimonia, l’ostia come tutti gli altri genitori.
Solo che quella nostra sarebbe stata quella “sconsacrata”… si, hai letto bene: sconsacrata.

Essendo quella cristiana una religione fortemente legata ai simboli, ai significati legati a “segni” e ad alle raffigurazioni, da buon cristiano mi son subito domandato il significato del “dare l’ostia sconsacrata” e del “riceverla”.

Prendo spunto dalle origini della “Pesach”, la vera pasqua ebraica, per iniziare.

Se non erro è nel libro dell’esodo che Mosè riesce, con diversi stratagemmi (uno dei quali è l’assassinio di una guardia del faraone), riesce a portare fuori dall’Egitto i suoi fratelli israeliti (tutte e 12 le tribù), ma il faraone, accortosi dell’accaduto, diede ordine ai soldati di seguirli e non permettergli la fuga.

Qui avvenne il famoso miracolo dell’apertura delle acque nel Mar Rosso: Mosè (che non è il cane che tiene a bada la fattoria McKenzie dalle grinfie del simpatico lupo Alberto) su ordine di Javeh (per chi non avesse dimestichezza con i nomi e cognomi del nostro Dio, Javeh sarebbe nientemeno che Dio!) alzò le braccia e le acque aprirono un varco, un sentiero per far scappare gli Israeliti dai soldati del faraone (nessuno si è domandato, però, quale scala hanno usato per arrivare a toccare il suolo, visto che la sua profondità si estende fino a 2600 m!). La fine la conoscono pure i bambini: i nostri amici Mosè e compagni si trovano salvi dall’altra sponda del Mar Rosso, mentre i loro inseguitori muoiono affogati dentro il mare.
I nostri amici festeggiano l’avvenimento riposandosi e mangiando il pane azzimo (un pane fatto senza lievito per una veloce preparazione) dividendoselo da buoni fratelli (ovviamente essendo migliaia di persone, avranno abbatutto il quantitativo d’alberi della foresta amazzonica per fare fuoco sufficiente a sfornare il pane :) ).

Questa è l’origine della pasqua ebraica e, in versione “riveduta”, anche della pasqua cristiana. In quest’ultima Gesù, proprio nel giorno della Pesach, prende “il pane” (giuro che in chiesa non ho visto panini ma dei cerchietti tondi che parevano plastica bianca), lo spezza e lo dona ai suoi 12 discepoli dicendo che quello era il (simbolicamente parlando, ovvio) “suo corpo”. Quando dice fate questo in memoria di me non dice: “prendetelo una volta alla settimana e prima dei pasti (e leggete bene le modalità d’uso)”, no perchè la teologia cattolica aggiunge pure quello che non ha detto Gesù stesso, ossia: “… altrimenti sarete dannati!”.

Ora che siamo tutti bravi e sappiamo cos’è la comunione ripetiamo insieme… ops pardòn, per un attimo mi son lasciato prendere… dicevo…

Devi sapere, carissimo il mio lettore, che il separato, per la Chiesa, commette un atto più orribile di quello che può fare un assassino. Hitler? E chi è? Tzk! Uno scolaretto in confronto a me! Ecco perchè “non sarei degno di prendere una vera comunione”.

Ora analizziamo il senso.

1) in rapporto alla Pesach.
Gli ebrei festeggiano la pasqua per ricordare il giorno in cui Adonaj (ops, scusa, è un altro nome di Dio) li fece uscire dalla schiavitù e ringraziarLo. Le azzime, preparate proprio in quel modo, fanno tornare alla mente “la fretta” di scappare dai nemici che Dio, comunque, aveva amazzato nel mare per “mano” di Mosè (astuto! mentre mosè abassava le mani perchè il varco si chiudesse, Dio, invece, le sollevava dicendo: “avete visto tutti vero? non sono stato io!) Quindi quel pane è ansia e, nel contempo, anche gioia e riconoscenza (così tanta riconoscenza che per un nonulla gli ebrei, più avanti, si fabbricano l’idolo d’orato, un acerrimo nemico di Javeh :) )) .
In questo caso io non dovrei prender parte a questa festa, non essendone degno. In teoria non sono nemmeno con loro oppure starei mangiando di un azzimo-non-azzimo, un finto pane che qualcuno, non so chi, avrebbe avuto il tempo di preparare. Magari un pane non lievitato e senza farina… si ecco, un pane fatto di solo acqua!
E se lo mangiassi starei fingendo di ricordare (quindi dimenticando) la fuga dalla schiavitù, cosìcchè Javeh non mi fulmini qualora gli venisse uno dei suoi soliti attacchi d’ira (un tranquillante, no eh? Una visitina dallo psicologo?), quindi starei comunque tranquillo! Nessun fulmine perchè ai suoi occhi (ah no, ne ha uno solo ficcato dentro un triangolo!) Starei mangiando e festeggiando assieme agli altri. Quindi sarei comunque graziato! Ma allora, Mosè, che differenza c’è?

2) in rapporto al cristianesimo.
Qui la faccio breve: a chi stiamo cercando di prender in giro, allora? A Dio o agli amatissimi e fanatissimi fedeli pronti a puntare il dito?

La verità è che comunque, proprio per ciò che credo io, la comunione non l`avrei presa perchè non mi rappresente nulla e perchè non c’è nessun Gesù che ha chiesto mai che avesse un preciso significato cannibalistico.

Io, nonostante il prete tendesse le dita con quell’ostia, non l’ho presa.

Chi è, allora, che vi prende in giro?

Written by Simone Medas

Giugno 2, 2009 alle 8:05 am

Pubblicato in Me myself, religione