Archive for Giugno 2009
Papa Giovanni II – Per non dimenticare
I cattolici potranno ricordare come Giovanni Paolo II abbia ignorato cioè che ha assunto la forma del genocidio spirituale della sua Chiesa: lo scandalo degli abusi sessuali da parte dei sacerdoti. I suoi difensori accenneranno che ciò che il papa disse ai dodici cardinali americani in visita al Vaticano nel 2002, “Nel sacerdozio e nella vita religiosa non c’è posto per coloro che nuocciono ai giovani“, era una punizione sufficiente.
Ma era troppo poco, e troppo tardi. Per allora, il papa sapeva già. Sapeva già dal 1985, quando Tom Doyle, un prete e canonico dell’Ambasciata Vaticana a Washington, D.C., contribuì alla stesura di un rapporto confidenziale che avvertiva i funzionari cattolici americani della tempesta di pederastia che si stava prospettando all’orizzonte.
Sapeva già dal 1990 che i vescovi si stavano consigliando l’un l’altro per inviare i documenti potenzialmente incriminati al delegato apostolico (il rappresentante papale della Chiesa cattolica negli Stati Uniti), perchè quell’ufficio gode dell’immunità diplomatica.
Lo sapeva nel 1993, quando per la prima volta si riferì allo scandalo degli abusi sessuali in America accusando i media di prendere di mira i suoi prelati, insabbiando la cosa come “un’occasione di sensazionalismo”. Lo sapeva!
Giovanni Paolo II si è opposto alla politica di tolleranza zero insediata dai vescovi americani nel 2002, la quale assicurava che gli stupratori di bambini non avrebbero più officiato messa. Giovanni Paolo II non ha mai rimosso il cardinale di Los Angeles Roger Mahoney e il vescovo Orange Tod D. Brown dalle loro cariche, nonostante la loro attiva protezione della legge dei preti molestatori di bambini.
Un passo del Libro di Gomorra, caposaldo di San Damiano nel quale papa Leone IX veniva redarguito sullo scandalo degli abusi sessuali nell’XI secolo, colpisce in modo particolare:
Poichè il vero dice “Chiunque scandalizzi uno di questi fanciulli sarebbe meglio se avesse una macina appesa al collo e affogasse nelle profondità del mare”. Se la forza della Sede Apostolica non interviene il prima possibile, non c’è dubbio che non sarà in grado di frenare il corso precipitoso di questa immoralità sfrenata
Gustavo Arellano
“OC Weekly”
Umanità Dio dei cristiani di Giovanni Sarubbi
Riporto fedelmente un articolo tratto da “IL Dialogo” perchè merita davvero, mentre le sottolineature in grassetto sono mie.
L’umanità sta vivendo una situazione molto simile a quella vissuta da Gesù ai suoi tempi. Anche oggi come allora esiste una religione dominante o che tende a porsi come tale a livello globale: stiamo parlando della religione cristiana, che secondo le statistiche e seppure frazionata in molte componenti, è ancora oggi quella maggioritaria a livello mondiale. Anche oggi esiste un impero economico-politico-militare enorme ma che vive la sua più profonda ed irreversibile crisi. Questo impero è quello capitalistico occidentale incentrato sugli Stati Uniti, strettamente legato alla religione cristiana. Anche oggi sono molto diffusi sentimenti di paura legati alla possibile “fine del mondo” o per meglio dire, alla fine della specie umana. Tutti questi elementi sono oggi, rispetto a duemila anni fa, fenomeni globali, planetari e non più limitati ad una sola regione della Terra, quale poteva essere il territorio dove vivevano i giudei, o al bacino del mediterraneo, dove dominava l’Impero Romano. In più ci troviamo di fronte alla più grave e devastante compromissione dell’equilibrio ambientale mai prodotta dalla specie umana, aggravata anche dall ’esistenza di imponenti arsenali di armi di distruzione di massa che potrebbero produrre, per un semplice errore o per l’insorgere di situazioni ambientali non previste, l’autodistruzione di tutte le specie viventi del pianeta Terra. Come nel remoto passato dell’umanità, anche oggi sarà l’umanità stessa la responsabile della propria autodistruzione.
La crisi del cristianesimo come religione è parte integrante di questa crisi globale. Si esce dalla crisi del cristianesimo come religione se riusciamo a capire e ad indicare, come fece Gesù 2000 anni fa, una via di uscita che faccia fare all’umanità un salto di qualità. E come per tutte le crisi sistemiche non si esce da esse correggendo questo o quel singolo aspetto particolarmente odioso. Per rinascere il seme deve morire nella terra, il tempio deve essere distrutto. Ed uscire dalla crisi della religione serve anche ad uscire dalla crisi più complessiva dell’umanità.
Che fare, cosa possono fare i seguaci di Gesù?
Oggi come duemila anni fa la religione cristiana promuove un’idea di Dio lontana anni luce dall’uomo. Il dio di cui parlano oggi le chiese cristiane è, come quello propugnato dai grandi sacerdoti di Gerusalemme, un dio lontano, un dio iracondo, un dio che consente ai grandi sacerdoti, ieri come oggi, di cibarsi dei peccati dell’umanità. E’ un dio che vende a caro prezzo il suo perdono, che opprime l’umanità in tutte le sue membra. E’ un dio che serve a giustificare il potere economico – politico – militare – religioso ed il male che da esso viene generato. Gesù disse una cosa dirompente, disse che “l’umanità è Dio” parlando di un “dio padre”, di un “dio amorevole”, di un “dio di misericordia e amore”, di un “dio con noi”, di un dio che si incontra non nell’aldilà ma nella persona qualsiasi che ci attraversa la strada, con cui condividere il pane per vivere, il vino per gioire, la sapienza che ci viene dalle generazioni che ci hanno preceduto. Gesù parlò di “figlio dell’uomo”, cioè dell’umanità in genere. E’ l’umanità che deve essere al centro della vita e non il dio iracondo dei sacerdoti, «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato».
La grande intuizione del Gesù dei Vangeli è di fatto stata distrutta. Le varie confessioni cristiane, nessuna esclusa, hanno trasformato l’uomo Gesù nell’ennesimo idolo da idolatrare, nell’ennesimo dio lontano, o, per dirla con Alberto Maggi, nel “dio che non esiste”. L’umanità che Gesù aveva posto al centro degli interessi di quelli che liberamente volevano seguirlo, cominciò quasi da subito ad essere messa in discussione dal cristianesimo che cominciò a strutturarsi dal secondo secolo in poi. Questo cristianesimo cominciò a discutere di nuovo di un dio lontano. Dall’umanità si passò all’ontologia e al dio della metafisica. Dalla “umanità dio dei cristiani”, si è passati al “dio trinitario” o alla promulgazione di tutti gli altri dogmi definiti nei concili del primo millennio: “Gesù vero dio e vero uomo”, “Maria madre di Dio”, la processione dello spirito dal padre al figlio, i sette sacramenti, la morte di Gesù come sacrificio voluto da dio,… per finire alla transustanziazione o a trasformare la Bibbia in un libro scritto direttamente da questo dio lontano.
C’è da dire che il Concilio Vaticano II aveva messo al centro della sua riflessione proprio l’umanità, come scrive la Costituzione pastorale «Gaudium et spes» sulla Chiesa nel mondo contemporaneo: «Si tratta di salvare l’uomo, si tratta di edificare l’umana società. È l’uomo dunque, l’uomo considerato nella sua unità e nella sua totalità, corpo e anima, l’uomo cuore e coscienza, pensiero e volontà, che sarà il cardine di tutta la nostra esposizione». E’ l’umanità il dio dei cristiani.
Ed il “Dio umanità” non ha bisogno di sacrifici ma della pratica della giustizia che spetta ad ogni persona far vivere nella propria vita e nella comunità. Ed il “Dio umanità” è quello che si manifesta nello sconosciuto che viene incontrato per via (discepoli di Emmaus) e che si riconosce quando si spezza il pane con lui, quando si condivide con lui la vita in tutti i suoi aspetti a cominciare dal pane, quando insieme si fa tesoro delle esperienze sapienziali trasmessici dalle generazioni che ci hanno preceduto.
Il Vangelo di Giovanni (Gv 1,18) dice che “Dio nessuno l’ha mai visto” ma che è stato rivelato nel figlio. Come dire non occupatevi di ciò che non potete conoscere, ma occupatevi dell’umanità che è sotto i vostri occhi.
Scrive Remo Cacitti nell’intervista a Corrado Augias Inchiesta sul cristianesimo che “La carta vincente del cristianesimo è l’incarnazione… Quello di Gesù è un Dio che, come dice Giovanni nel suo prologo, è venuto ad abitare presso di noi e si è fatto carne, un uomo nella storia”[1].
Scrive Karl Barth nel suo libro sulla Epistola ai romani: “ Dio! Noi non sappiamo quello che diciamo con questa parola. Colui che crede, sa che non lo sappiamo”[2]. Cioè nessun uomo può parlare di Dio come di una sua proprietà.
Ma la stessa carta vincente dell’incarnazione è servita a trasformare l’oggetto dell’attenzione delle chiese che è stata spostata dal “Dio umanità” all’”uomo-dio” Gesù. E così i teologi continuano a parlare di Dio come di un oggetto misterioso e inconoscibile, sempre più lontano. E questo spiega oggi la diffusa idolatria esistente nel mondo cristiano in tutte le sue confessioni (fra i cattolici il culto dei santi e della madonna, fra i protestanti l’idolatria della Bibbia, fra gli ortodossi quella delle icone) e la creazione di templi, fra cui il più grande, quello del Vaticano, hanno assunto oggi il ruolo e le sembianze di quello che ai tempi di Gesù era il tempio di Gerusalemme. Oggi come duemila anni fa il Tempio Vaticano è una delle più potenti e floride banche mondiali (vedi IOR di cui si ritorna a parlare proprio in questi giorni); oggi come duemila anni fa liturgie grandiose, grandiosi sacrifici, anche se virtuali, reintroduzione di lingue sacre note a pochi, promesse di indulgenze plenarie o parziali se si partecipa a determinati riti o preghiere.
Le chiese cristiane sono diventate dei mastodonti che oramai parlano un linguaggio lontanissimo da quello di tutti i giorni. Mastodonti legati a filo doppi ai poteri economici e politici delle rispettive società dove le varie confessioni si sono sviluppate. E’ un mastodonte la Chiesa Cattolica, sono mastodonti le chiese ortodosse e quelle protestanti perché il dio di cui parlano non è il “Dio di Gesù”, non è il “Dio umanità”.
Ai seguaci di Gesù, a quelli che vogliono mettersi nella sua sequela, non resta allora che fare come Gesù e proclamare decisamente quello che Gesù proclamava, contestare decisamente il tempio con tutti i suoi sacerdoti, le sue ricchezze,il suo sfarzo, il loro dio oppressivo. Fare come Gesù e cacciare tutti dal tempio e dal suo sacro potere oppressivo.
E’ questo il Vangelo che abbiamo ricevuto. Un Vangelo che è una contestazione netta ed inequivocabile del dio sacerdotale con tutti gli annessi e connessi (sacerdoti, scribi, farisei, sadducei di ieri e di oggi), a cominciare dalla legge del sabato per la cui violazione c’era la pena di morte. Un Vangelo che chiede a tutti di proclamare “l’anno accettevole del signore” (Lc 4), cioè il giubileo, quando venivano cancellati i debiti e liberati gli schiavi, cioè l’anno della giustizia sociale. Giustizia sociale da proclamare ogni giorno e non ogni 50 anni. Giustizia sociale che è alla portata dell’umanità rendere concreta.
E come duemila anni fa, anche oggi un simile vangelo è difficile da comprendere e da fare proprio. Quando Gesù lo proclamò nella sinagoga di Nazaret rischio il linciaggio. Era difficile per gli ebrei di allora riuscire a vedere i sacerdoti come nemici dell’umanità da cui liberarsi. Era difficile riuscire a liberarsi anche dei propri piccoli privilegi che esistono la dove esiste sfruttamento e oppressione. Lo sfruttamento si stratifica in caste e sottocaste e viene organizzato sistematicamente.
E’ difficile per i cattolici oggi riuscire a vedere la propria chiesa come la reincarnazione moderna del Tempio di Gerusalemme e dei suoi funzionari. E’ difficile riuscire a comprendere che quei “funzionari di dio” non credono nello stesso dio di cui parlano e di cui si dicono vicari. Lo abbiamo potuto toccare con mano nella lettera che Benedetto XVI ha recentemente scritto ai vescovi in relazione alla remissione della scomunica ai vescovi lefebvriani la dove parla del silenzio e della scomparsa di dio.
Quella proposta da Gesù è una via stretta ma è l’unica via che abbiamo. Dobbiamo liberarci del sacro e di tutto ciò che esso comporta. E’ l’unico modo per rendere testimonianza ed onore al “vangelo che abbiamo ricevuto”. Ed in questo impegno di liberazione daremo un contributo grande alla risoluzione dei problemi di tutta l’umanità. Nessuno avrà più l’alibi della religione cristiana per giustificare il proprio potere economico-politico-militare.
Ed è in questo impegno che noi possiamo adempiere appieno allo spirito messianico incarnato da Gesù: la chiesa di coloro che seguono le orme del maestro diventerà così un “messia collettivo”, una comunità che tutta insieme potrà avanzare verso un mondo nuovo e potrà salvare l’umanità dagli idoli oppressivi che la tengono prigioniera. Nessuno si aspetti un supereroe. Nessuno deleghi a chicchessia il proprio impegno sulla via di Gesù. Ognuno, come scriveva don Primo Mazzolari, si impegni in proprio.
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Quello che precede è il testo dell’intervento che avrei voluto leggere sabato 16 maggio a Firenze all’incontro intitolato “il Vangelo che abbiamo ricevuto” e che ho invece dovuto sintetizzare in tre minuti di intervento a braccio.
La sensazione che abbiamo avuto come delegazione de “Il dialogo” è stata quella di una forte aspettativa da parte della platea dei partecipanti che è andata in parte delusa dalle relazioni introduttive e soprattutto dalle conclusioni.
Per il momento mi fermo qui. Ci auguriamo possa svilupparsi nei prossimi giorni un buon dibattito su ciò che c’è stato a Firenze. Pubblichiamo oggi una prima riflessione di Stefania Salomone, che con me ha partecipato all’incontro, e i testi di alcune delle relazioni introduttive al convegno.
Vi invitiamo a partecipare al dibattito, ne abbiamo veramente bisogno.
[1] Inchiesta sul cristianesimo, Corrado Augias Remo Cacitti, Mondadori 2008, pag. 130
[2] L’Epistola ai Romani, Karl Barth, Universale Economica Feltrinelli pag. 18
Servizi utili e gratuiti: Faxator
Ho scoperto un servizio davvero molto utile e gratuito: Faxator.
Si tratta di un servizio fax via internet. Di cosa si tratta con precisione?
Se hai un documento sul pc e ti secca stamparlo per poi inviarlo via fax (se poi nemmeno hai un telefax, devi trovare un tabacchino o un centro servizi, spendere un sacco di soldi per l’invio) puoi farlo in modo più semplice e gratuito:
una semplicissima email, dove in oggetto è specificato il numero (i) fax del destinatario e, in allegato, il documento che vuoi sia trasmesso.
Il sito è scarno ma essenziale. Non c’è una pagina di account dove puoi vedere i fax già spediti; ma in realtà non serve! Questo lo puoi vedere direttamente dalla “posta in uscita” del tuo client di posta elettronica.
Per registrarsi è semplice: indica il tuo numero di cellulare, ti verrà inviato un sms con il codice da utilizzare per la conferma dell’account. In email ti arriverà il certificato (un semplice file) da allegare ogni volta che vorrai inviare un fax.
Prima di recensirlo ho fatto un “giro di test” e, con priorità davvero bassa (email spedita alle 11.30 – fax arrivato alle 15.30 circa), il fax è realmente stato spedito e, in posta, ho ricevuto la conferma dell’invio! Fantastico! Considerando che è gratis…
L’unico neo è l’impossibilità di avere un numero per ricevere fax.
Il servizio si chiama Faxator, e la url al sito è: www.faxator.com
la comunione libera (voce del verbo liberare)
… e infine, dopo mille peripezie ed acrobazie, siamo giunti alla cosidetta “comunione”. O, meglio, Davide c’è arrivato.
Ma, anche in questo caso, le situazioni divertenti non sono mancate.
Essendo che i genitori di mio figlio, quindi io e mia ex-moglie, son separati, la catechista, parlando con la mamma sulla preparazione, le ha detto che avevano già pensato a tutto e per “non farci sentire meno degli altri” avevano deciso, assieme al sacerdote della parrocchia, che avremo preso, durante la cerimonia, l’ostia come tutti gli altri genitori.
Solo che quella nostra sarebbe stata quella “sconsacrata”… si, hai letto bene: sconsacrata.
Essendo quella cristiana una religione fortemente legata ai simboli, ai significati legati a “segni” e ad alle raffigurazioni, da buon cristiano mi son subito domandato il significato del “dare l’ostia sconsacrata” e del “riceverla”.
Prendo spunto dalle origini della “Pesach”, la vera pasqua ebraica, per iniziare.
Se non erro è nel libro dell’esodo che Mosè riesce, con diversi stratagemmi (uno dei quali è l’assassinio di una guardia del faraone), riesce a portare fuori dall’Egitto i suoi fratelli israeliti (tutte e 12 le tribù), ma il faraone, accortosi dell’accaduto, diede ordine ai soldati di seguirli e non permettergli la fuga.
Qui avvenne il famoso miracolo dell’apertura delle acque nel Mar Rosso: Mosè (che non è il cane che tiene a bada la fattoria McKenzie dalle grinfie del simpatico lupo Alberto) su ordine di Javeh (per chi non avesse dimestichezza con i nomi e cognomi del nostro Dio, Javeh sarebbe nientemeno che Dio!) alzò le braccia e le acque aprirono un varco, un sentiero per far scappare gli Israeliti dai soldati del faraone (nessuno si è domandato, però, quale scala hanno usato per arrivare a toccare il suolo, visto che la sua profondità si estende fino a 2600 m!). La fine la conoscono pure i bambini: i nostri amici Mosè e compagni si trovano salvi dall’altra sponda del Mar Rosso, mentre i loro inseguitori muoiono affogati dentro il mare.
I nostri amici festeggiano l’avvenimento riposandosi e mangiando il pane azzimo (un pane fatto senza lievito per una veloce preparazione) dividendoselo da buoni fratelli (ovviamente essendo migliaia di persone, avranno abbatutto il quantitativo d’alberi della foresta amazzonica per fare fuoco sufficiente a sfornare il pane
).
Questa è l’origine della pasqua ebraica e, in versione “riveduta”, anche della pasqua cristiana. In quest’ultima Gesù, proprio nel giorno della Pesach, prende “il pane” (giuro che in chiesa non ho visto panini ma dei cerchietti tondi che parevano plastica bianca), lo spezza e lo dona ai suoi 12 discepoli dicendo che quello era il (simbolicamente parlando, ovvio) “suo corpo”. Quando dice fate questo in memoria di me non dice: “prendetelo una volta alla settimana e prima dei pasti (e leggete bene le modalità d’uso)”, no perchè la teologia cattolica aggiunge pure quello che non ha detto Gesù stesso, ossia: “… altrimenti sarete dannati!”.
Ora che siamo tutti bravi e sappiamo cos’è la comunione ripetiamo insieme… ops pardòn, per un attimo mi son lasciato prendere… dicevo…
Devi sapere, carissimo il mio lettore, che il separato, per la Chiesa, commette un atto più orribile di quello che può fare un assassino. Hitler? E chi è? Tzk! Uno scolaretto in confronto a me! Ecco perchè “non sarei degno di prendere una vera comunione”.
Ora analizziamo il senso.
1) in rapporto alla Pesach.
Gli ebrei festeggiano la pasqua per ricordare il giorno in cui Adonaj (ops, scusa, è un altro nome di Dio) li fece uscire dalla schiavitù e ringraziarLo. Le azzime, preparate proprio in quel modo, fanno tornare alla mente “la fretta” di scappare dai nemici che Dio, comunque, aveva amazzato nel mare per “mano” di Mosè (astuto! mentre mosè abassava le mani perchè il varco si chiudesse, Dio, invece, le sollevava dicendo: “avete visto tutti vero? non sono stato io!) Quindi quel pane è ansia e, nel contempo, anche gioia e riconoscenza (così tanta riconoscenza che per un nonulla gli ebrei, più avanti, si fabbricano l’idolo d’orato, un acerrimo nemico di Javeh
)) .
In questo caso io non dovrei prender parte a questa festa, non essendone degno. In teoria non sono nemmeno con loro oppure starei mangiando di un azzimo-non-azzimo, un finto pane che qualcuno, non so chi, avrebbe avuto il tempo di preparare. Magari un pane non lievitato e senza farina… si ecco, un pane fatto di solo acqua!
E se lo mangiassi starei fingendo di ricordare (quindi dimenticando) la fuga dalla schiavitù, cosìcchè Javeh non mi fulmini qualora gli venisse uno dei suoi soliti attacchi d’ira (un tranquillante, no eh? Una visitina dallo psicologo?), quindi starei comunque tranquillo! Nessun fulmine perchè ai suoi occhi (ah no, ne ha uno solo ficcato dentro un triangolo!) Starei mangiando e festeggiando assieme agli altri. Quindi sarei comunque graziato! Ma allora, Mosè, che differenza c’è?
2) in rapporto al cristianesimo.
Qui la faccio breve: a chi stiamo cercando di prender in giro, allora? A Dio o agli amatissimi e fanatissimi fedeli pronti a puntare il dito?
La verità è che comunque, proprio per ciò che credo io, la comunione non l`avrei presa perchè non mi rappresente nulla e perchè non c’è nessun Gesù che ha chiesto mai che avesse un preciso significato cannibalistico.
Io, nonostante il prete tendesse le dita con quell’ostia, non l’ho presa.
Chi è, allora, che vi prende in giro?


