“Dei canti, dei balli e dei pensieri”

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Beatificazione di Giovanni Paolo II : non tutti sono d’accordo.

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Per aver non aver favorito gli accertamenti sul caso Il caso Ior-Banco Ambrosiano. Per non aver avuto il senso della misura nel beatificare Pio IX. Per i diritti umani violati… e altro ancora

Agli inizi del 2007 la Postulazione della causa di beatificazione di Karol Wojtyla, convocò espressamente anche Giovanni Franzoni al Vicariato di Roma per portare la sua testimonianza nel processo stesso. La sua deposizione giurata è avvenuta il 7 marzo 2007 ed è avvenuta, a norma del diritto canonico, essendo Franzoni il primo firmatario, insieme a molti altri noti teologi di tutto il mondo, di un testo diffuso in data 6 dicembre 2006.
Franzoni ha ovviamente mantenuto il segreto sulla sua deposizione, fino a che la causa non è stata ufficialmente chiusa, per la fase che riguardava il Vicariato.
Nel novembre scorso, chiusa appunto quella fase, diversi prelati, e tra essi anche cardinali, salutando positivamente l’iter del processo, anche con interviste ai media riportavano testimonianze di fatti, e anche di asseriti miracoli, che a loro giudizio dimostravano appunto la santità di Wojtyla. Dalle varie interviste e dichiarazioni emergeva un coro di voci favorevoli alla beatificazione, e nessun cenno era fatto alle voci critiche, e tanto meno emergevano tentativi di risposta alle obiezioni che pure, in sede di Tribunale, erano emerse, contro la beatificazione.
In tale contesto Franzoni ha ritenuto di non essere più legato al segreto e, dopo aver informato, il 25 novembre 2009, l’apposito Tribunale del Vicariato, ai primi di dicembre rendeva pubblica la sua testimonianza, quella che ora anche qui viene allegata.
Sabato 19 dicembre il Vaticano ha annunciato che il papa aveva autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare decreti riguardanti, tra l’altro, le “virtù eroiche” di due papi: il Servo di Dio Pio XII (Eugenio Pacelli), e il Servo di Dio Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla). A questo punto, una volta che la stessa Congregazione accerti che i due “venerabili” hanno compiuto un miracolo, il papa regnante potrà decidere sulla loro beatificazione.
Deposizione di testimonianza nella causa di
beatificazione di Giovanni Paolo II
L’apertura ufficiale, il 28 giugno 2005, della causa di beatificazione di Giovanni Paolo II, ha sollecitato tutti i cattolici, uomini e donne, che si sentono partecipi e responsabili della vita della loro Chiesa, ad inviare le loro testimonianze sulle opere del romano pontefice scomparso il 2 aprile precedente.
Come era stato correttamente annunziato, potevano essere inviate, all’ufficio competente del Vicariato di Roma, sia testimonianze a favore che testimonianze contrarie alla glorificazione di Karol Wojtyla, purché tutte fondate su dati obiettivi.
Valutando, in tutta scienza e coscienza, il pontificato di Giovanni Paolo II, un gruppo di cattolici (teologi, teologhe, storici), al quale mi sono unito, ritenne che le dichiarazioni pubbliche sul pontefice scomparso, e le iniziative suscitate per favorire la sua causa di beatificazione, fossero spesso caratterizzate da una valutazione superficiale ed acritica del suo operato. E perciò, nel rispetto – ovviamente – di altri e differenti pareri, lo stesso gruppo a dicembre 2005 pubblicò un appello, confermato e firmato anche da altri esattamente un anno dopo, il 6 dicembre 2006,  e quindi inviato al Vicariato di Roma, nel quale metteva brevemente in luce quelli che, a parere dei sottoscrittori, erano dei pesanti limiti del pontificato. Limiti così grandi da ostare alla beatificazione.
Quell’Appello si limitava ad indicare alcuni punti critici del pontificato. I firmatari, comunque, confidavano, e confidano, che l’apposito Tribunale del Vicariato approfondirà adeguatamente le piste segnalate per fare maggior chiarezza.
E’ naturale che, un pontificato durato quasi 27 anni, sia carico di eventi, variamente valutabili. Se, in quell’Appello, erano sottolineati quelli, a giudizio dei firmatari, “negativi”, non si presumeva certo, con questo, ignorare gli aspetti “positivi” del pontificato, e perciò, en passant, si ricordava in particolare l’impegno di Wojtyla contro la guerra.
Nello stesso spirito dell’Appello, e lasciandolo sullo sfondo, in questa deposizione, e come testimonianza personale, vorrei precisare le ragioni delle mie fondate riserve alla beatificazione di papa Wojtyla, il che naturalmente non mi fa dimenticare gli aspetti a mio parere luminosi dell’azione del pontefice (ad esempio, già a suo tempo lo lodai con una lettera pubblica per il suo impegno contro la guerra in Iraq nel 2003).
Ho detto “papa Wojtyla”: la mia attenzione, dunque, è rivolta unicamente e solamente a come questa persona ha vissuto il suo pontificato, e in essa ha operato. Nulla io so, direttamente, della sua vita precedente in Polonia, e su di essa nessun giudizio posso esprimere. Parlo, dunque, del pontefice eletto il 16 ottobre 1978, e deceduto il 2 aprile 2005.
Sempre in rapporto alla beatificazione, questa, a mio parere, è la questione previa che si pone: è possibile, in un papa, distinguere la persona dal suo ruolo, le virtù private dalle decisioni pubbliche?
E’ bene evidente che su questa terra nessuno può giudicare la coscienza dell’altro; solo il Signore può farlo. Dunque, sotto questo aspetto, nulla io avrei da dire su Giovanni Paolo II. Se intervengo è perché mi domando se alcune sue scelte – così come valutabili dall’esterno – siano state una trasparente e cristallina testimonianza di quello spirito evangelico, e di quelle virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) che debbono rifulgere in grado altissimo in un “candidato” alla gloria del Bernini.
+ Il caso Ior-Banco Ambrosiano
Sul pontificato di Giovanni Paolo II incombe un’ombra nera che, a mio parere, mostra come quel pontefice violò gravemente le virtù della prudenza e della fortezza: mi riferisco a come egli gestì la vicenda dell’Istituto per le opere di religione (Ior) in connessione con il crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Non è, questo, il luogo per esaminare in lungo e in largo la complessa vicenda; mi limito a rilevare che giudici italiani erano giunti alla conclusione che mons. Paul Marcinkus, presidente dello Ior, aveva avuto gravissime responsabilità per il crack dell’Ambrosiano e, dunque, dalla Città del Vaticano doveva essere estradato in Italia per essere arrestato e interrogato. Del resto, questa era anche la possibilità, per lui, di dimostrare limpidamente la sua innocenza e l’infondatezza delle accuse addebitategli.
La linea difensiva della Santa Sede, in tale vicenda, non fu quella di accertare se le accuse a Marcinkus fossero fondate, ma solamente quella di respingere, in quanto a suo parere contrastanti con i Patti Lateranensi, le richieste della magistratura italiana, perché queste avrebbero interferito in un àmbito, e in uno Stato (Vaticano) in cui l’Italia non poteva entrare. In effetti, dopo una lunga schermaglia giuridica e diplomatica, la stessa Corte di Cassazione nel luglio 1987 diede ragione alle tesi vaticane.
Senza entrare in questioni giuridiche, la domanda da porsi è la seguente: Giovanni Paolo II favorì l’accertamento della verità sul caso Ior? La risposta, mi pare, è negativa. Infatti, il papa decise, o lasciò che decidessero, di impedire, con pretesti giuridici, l’accertamento della verità. Infatti, ammesso e non concesso che i giudici italiani non avessero titolo a chiedere l’estradizione di Marcinkus, nessun processo pubblico si è tenuto nella Città del Vaticano per accertare i fatti. Wojtyla diede allora, e offre anche oggi, motivi fondatissimi per dubitare dell’innocenza di Marcinkus e, anche, della trasparenza della gestione economica della Santa Sede.
Pochi mesi dopo i fatti sopra citati (l’appello ai Patti lateranensi per evitare l’estradizione di mons. Marcinkus), Wojtyla, il 26 novembre 1982, così affermava alla conclusione di una plenaria del Collegio cardinalizio che aveva discusso anche dello Ior: “Desidero poi ringraziarvi in modo particolare per l’attenzione che avete dato alla questione dell’Istituto per le Opere di Religione. Una riunione di 15 Cardinali, com’è noto, ha previamente studiato la cosa prima che il Collegio Cardinalizio si radunasse qui, in questi giorni. Si tratta di questione delicata, complessa, che è stata soppesata in tutti i particolari: voi ne avete avuto una esposizione adeguata, e avete potuto rendervene conto per quei suggerimenti che siano necessari. La Santa Sede è disposta a compiere ancora tutti i passi che siano richiesti per un’intesa da entrambe le parti perché sia posta in luce l’intera verità. Anche in questo, essa vuole solo servire la causa dell’amore”.
Mai parole tanto impegnative (quelle che ho segnato in corsivo) sono state altrettanto contraddette: infatti, pubblicamente, nulla ha fatto Wojtyla per fare accertare la verità. E’ vero, ha poi riformato lo Ior e allontanato Marcinkus: ma la verità sui rapporti tra il prelato e Calvi, e il crack dell’Ambrosiano, non si è potuta sapere, da parte vaticana. E il fatto che la Santa Sede, pur dicendosi estranea al crack dell’Ambrosiano, abbia dato, a titolo di buona volontà, un sostanzioso contributo per aiutare chi da quel crack aveva subito ingenti danni economici, non risolve affatto, ma rende più aspro, il problema di fondo.
Beatificare un papa che, su tema tanto scottante, non ha fatto luce, mi sembrerebbe assai grave. L’impressione – dall’esterno – che molti hanno è che, al dunque, Wojtyla abbia sacrificato l’accertamento della verità per non compromettere l’istituzione ecclesiastica che avrebbe subito danni rilevantissimi se il mondo intero avesse scoperto trame incredibili e imbrogli economici inimmaginabili. Per non parlare dello sbigottimento di milioni di semplici fedeli cattolici nel mondo intero.
Dal punto di vista religioso, a me pare che, nel caso citato, Wojtyla sia venuto meno, in modo obiettivamente gravissimo, alle virtù della prudenza e della fortezza: la prudenza che avrebbe dovuto imporgli, come capo della Chiesa cattolica romana, di salvaguardare il buon nome di tale Chiesa, e dunque di fare ogni cosa per accertare la verità; la fortezza, che avrebbe dovuto spingerlo ad opporsi alle prevedibili resistenze dell’apparato ecclesiastico della Curia romana restìa a “scoprire gli altarini”. Quali che siano state le motivazioni soggettive per cui il papa agì come agì (motivazioni che io non so), il risultato pubblico di tale decisione è aver obiettivamente impedito l’accertamento della verità. Come persona il papa forse non ha fatto nulla di male o, soggettivamente, ha creduto di non farlo; ma come pontefice ha compiuto un gesto gravido di conseguenze.
+ La beatificazione di Pio IX
Quando, a fine 1999, fu annunciato che, di lì a pochi mesi (sarebbe effettivamente accaduto il 3 settembre del 2000), il papa avrebbe beatificato insieme Pio IX e Giovanni XXIII, da molte parti emersero fortissime perplessità. Perché? Non solo per l’”abbinamento” voluto da Wojtyla – dall’evidente significato di accontentare, da una parte, i “tradizionalisti”, e, dall’altra, i “progressisti” – ma per due motivi ben precisi, legati alla pena di morte e alla vicenda di Edgardo Mortara.
Mastai Ferretti, come re dello Stato pontificio, aveva rifiutato la grazia a due patrioti, Giuseppe  Monti e Gaetano Tognetti, che avevano compiuto un attentato, e nel 1868 i due, a Roma, erano stati messi a morte.
Protetto da Pio IX, l’inquisitore di Bologna nel 1858 aveva fatto rapire alla famiglia Mortara – un’illustre famiglia ebraica – il piccolo Edgardo in quanto nascostamente battezzato da una domestica. Perché il piccolo, ormai cristiano, fosse educato nella “vera religione”, era inevitabile – secondo Pio IX – che esso fosse sottratto con la forza alla famiglia di origine: “I diritti del Padre celeste vengono prima di quelli del padre terreno”, sostenne sempre il pontefice per giustificare la sua decisione.
Mi si chiederà che cosa c’entri tutto questo con Wojtyla. C’entra, invece. In questione non è infatti l’intima coscienza di Pio IX, che fece le sue scelte – nel suo contesto storico e culturale – ritenendo di fare il meglio possibile. In questione è il fatto che un “beato”, molti anni o anche secoli dopo la sua morte, e dunque in un altro contesto storico, culturale ed ecclesiale, viene proposto a tutti i fedeli come esempio da imitare.
Ora, all’alba del Duemila, e quattro decenni dopo il Concilio Vaticano II, all’interno della Chiesa cattolica romana si era enormemente accresciuta la sensibilità (pastorale e teologica) su due temi: la pena di morte e il rapporto Chiesa/popolo d’Israele. Perciò, elevare agli onori degli altari un papa che aveva permesso esecuzioni capitali, e aveva fatto rapire un bambino ebreo battezzato era una provocazione impressionante. Infatti, la domanda non era, e non è, se Pio IX fosse in buona fede (lo diamo per accertato), ma quale significato assumesse oggi proclamare beato un papa che fece l’opposto di quanto oggi i buoni cattolici pensano.
Dopo i gesti coraggiosi (basti citare la sua visita alla grande Sinagoga di Roma, del 1986, e al Muro del piantodi Gerusalemme, nel marzo del 2000) da lui compiuti verso il popolo ebraico, l’annunciata beatificazione di Pio IX appariva contraddittoria ed incomprensibile.
In effetti, nei mesi precedenti l’annunciata beatificazione, personalmente ebbi modo di constatare l’amarezza e lo sconcerto della comunità ebraica romana per la decisione di Wojtyla. E analoghi furono i sentimenti in molti cattolici.
Non essendoci nessuna ragione cogente che obbligasse il papa a beatificare Pio IX, è necessario domandarsi perché egli così decise. La mia forte impressione è che, in realtà, Wojtyla volesse proclamare l’inattaccabilità e la supremazia del pontificato romano. E cioè: esaltare Pio IX, a prescindere dalle sue contraddizioni, era un passo necessario per esaltare l’istituzione ecclesiastica. A costo di smentire, indirettamente, il “nuovo corso” avviato dal Vaticano II.
Mi domando se, in questo caso, Wojtyla abbia osservato le virtù della prudenza e della temperanza (l’invito ad avere, nell’agire, il senso della misura).
+ I diritti umani violati
Il pontificato di Giovanni Paolo II è costellato di decisioni sue, o di organi ufficiali della Curia romana (in particolare della Congregazione per la dottrina della fede), che in sostanza hanno in vario modo punito la libertà di ricerca teologica: teologi, teologhe, studiosi non “in linea” sono stati allontanati dalle loro cattedre, o impediti di proseguire le loro ricerche. Non voglio qui fare il lungo elenco dei castigati: mi permetto di rinviare alla lista, non esaustivo, compilata dall’agenzia Adista [numero 87  del novembre 2005].
Nella maggior parte dei casi le procedure adottate da Roma per punire gli indiziati non soddisfano lo standard che nei Paesi occidentali si esige perché un processo sia considerato giusto, e comunque i provvedimenti punitivi non hanno dato all’imputato il modo di difendersi adeguatamente.
Questa situazione è particolarmente stridente in un papa che è andato pellegrino in tutto il mondo a proclamare le esigenze della giustizia e l’intangibilità dei diritti umani.
Eppure, la ricerca della giustizia – nella Chiesa, anzitutto! – è, appunto, una delle virtù cardinali che dovrebbero rifulgere in un “beato”. Tanto più se papa.
Aggiungo che, di norma, Wojtyla non volle mai ricevere pubblicamente in udienza i “dissenzienti” (ma, un “padre”, non dovrebbe infine avere un dialogo a quattr’occhi con il figlio che, a suo parere, sbaglia?), o compiere verso di essi un gesto di amicizia. Un tale atteggiamento era il corollario inevitabile dell’intransigente “difesa della verità”? Non necessariamente; e a smentire Giovanni Paolo II è stato lo stesso suo successore che, pochi mesi dopo la sua elezione, ricevette in udienza Hans Küng.
Quale che sia stato l’intimo convincimento dellapersona Wojtyla, è un fatto che le scelte del papa Wojtyla hanno mostrato alla Chiesa un comportamento che indicava come “nemici” quanti e quante avessero opinioni teologiche diverse dalle sue.
D’altra parte, la storia della Chiesa e delle Chiese dimostra che condanne affrettate hanno soffocato idee che, con il passare del tempo, si sono invece rivelate più giuste di quelle ufficiali. Anche per questo, mi pare, Wojtyla è stato assai imprudente.
+ L’emergenza della questione femminile
Risolvere d’autorità i problemi acuti ed aspri può, all’apparenza, sciogliere i nodi ma, in realtà, essi si aggrovigliano rendendo tutto più difficile. E’ quanto – a mio parere – è accaduto, sotto Wojtyla, con la “questione-donna”.
Le crescenti e diffuse richieste di piena partecipazione della donna alla vita della Chiesa sono state da Wojtyla soffocate. Senza entrare qui nelle problematiche teologiche dei ministeri femminili o della donna-prete, si deve rilevare che il pontefice ha accuratamente evitato di permettere, in proposito, un ampio dibattito, ad esempio in un Sinodo dei vescovi ad hoc, o ascoltando pubblicamente un’ampia e variegata rappresentanza delle donne.
Ma è prudente un pastore che deliberatamente evita di ascoltare che cosa dice l’”altra metà del cielo”? Pur avendo esaltato più volte il “genio femminile”, ed avendo dedicato alla “dignità della donna” una lettera apostolica (la Mulierisdignitatem, del 1988), in realtà Wojtyla non ha ascoltato le richieste delle donne; le ha solo interpretate a modo suo per conservare lo status quo dell’istituzione ecclesiastica.
Avendo negato, a livello istituzionale, un reale dibattito sulla “questione donna”, Wojtyla si è assunto la responsabilità di impedire che varie posizioni emergessero, si confrontassero, si arricchissero nel reciproco ascolto e nella comune ricerca della volontà di Dio.
+ La vicenda di Oscar Romero
E’ in atto il tentativo – così a me sembra, leggendo i più recenti libri su mons. Oscar Romero scritti da persone “sensibili” ai desiderata della Curia romana – di descrivere come idilliaci i rapporti tra l’arcivescovo di San Salvador e il papa. Credo che tale descrizione non corrisponda alla realtà, e che, al contrario, essa sottenda il forte desiderio di proporre, sulla vicenda, un Wojtyla “comprensivo” che non è esistito.
Varie testimonianze, tutte basate su affermazioni di mons. Romero, concordano nel dire che il papa accolse con freddezza Romero quando (1979) a Roma lo ricevette in udienza. In proposito posso portare anche un’esperienza personale.
Nel febbraio 1989 ho incontrato a Managua una religiosa – suor Vigil – che lavorava presso il Centro ecumenico Valdivieso. Essa mi confermò di aver incontrato a Madrid mons. Romero di ritorno da Roma (siamo sempre nella primavera del 1979) e di averlo trovato “costernato” per la freddezza con cui il papa, durante l’udienza, aveva valutato l’ampia documentazione, da lui stesso fatta pervenire in Vaticano, circa la violazione dei diritti umani e della vita di quanti si erano opposti, anche fra i suoi diretti collaboratori, all’oppressione esercitata dal governo salvadoregno sulla popolazione. Oscar Romero avrebbe ricevuto dal papa una secca esortazione ad andar “più d’accordo” con il governo.
A commento di quell’udienza – mi riferì ancora suor Vigil –  Romero disse alla religiosa: “Non mi sono mai sentito così solo, come a Roma”.
Il “clima” di quella famosa udienza non appare nella sua drammaticità dal diario di Romero, che di essa pure fa cenno. Ma trarre da tale silenzio prova per smentire la successiva, e ben più realistica, “confessione” dall’arcivescovo, mi sembrerebbe un’operazione apologetica per salvare Wojtyla. E’ evidente, infatti, che nella difficilissima situazione in cui si trovava, Romero, “non poteva” condannarsi da solo, dicendo che il papa lo aveva rimproverato di “fare politica”. Tanto meno poteva dirlo dal pulpito della cattedrale del Salvador. E, tuttavia, perché la verità si sapesse, e quasi a futura memoria, agli amici più intimi raccontò quanto disse anche a suor Vigil.
Al di là della vicenda dell’udienza, è un fatto che Wojtyla non fece gesti pubblici e inequivocabili per mostrare di essere dalla parte di Romero, e di sostenerlo. Del resto, se avesse voluto dire al mondo, con un gesto riconoscibile anche dai più umili, di essere dalla parte di Romero, Wojtyla lo avrebbe pur potuto creare cardinale nel suo primo concistoro (giugno 1979). Il che non fece.
Del resto, in oltre 26 anni di pontificato – e, cioè, sia prima che dopo la caduta del muro di Berlino – Wojtyla ha mostrato, mi pare, un’incapacità radicale di cogliere la sensibilità di quei milioni di persone che vedevano in Romero un martire della giustizia, e la fondatezza pastorale ed evangelica di quei cristiani – religiose, preti, vescovi, laici, uomini e donne – che si ispiravano alla “Teologia della liberazione”. Una teologia dalla quale, agli inizi, lo stesso Romero riteneva di non essere in sintonia, e della quale poi finì per incarnarne in modo esemplare lo spirito.
Nessun vescovo dell’America latina apertamente schierato con la “Teologia della liberazione” è stato creato da Wojtyla cardinale: non che essi cercassero tale onore, ma, nell’attuale sistema ecclesiastico, sarebbe pur stato importante che il papa mostrasse apertamente la sua stima dando all’uno o all’altro la porpora. Non solo: ma Wojtyla ha portato nella Curia romana prelati latinoamericani apertamente ostili a Romero, accaniti avversari della “Teologia della liberazione” e, anche, talora, non troppo coperti amici di dittatori.
Se, in tutte queste vicende, Wojtyla si sia segnalato per la virtù della prudenza è tema che, ritengo, meriti approfondita riflessione. Molti dubbi, comunque, sono leciti. In particolare, non vi sono segni che egli si sia chinato per cercare di capire una “pastorale” e una “teologia” diversissime dalle sue.
+ Il concubinato del clero
Non intendo esaminare tutta l’ampia problematica del celibato sacerdotale, cioè l’insieme delle ragioni storiche, bibliche, ecclesiali che oggi ne consigliano, o meno, il mantenimento nella Chiesa latina. Voglio solo affrontare uno spicchio di tale realtà: il concubinato del clero. Con ciò non intendo affatto dire che tutto il clero sia oggi concubinario: assolutamente no! Tutti conosciamo preti lieti e fedeli al loro celibato, e carichi di umanità. Ma certo, per una parte, sia pure limitata, del clero, il problema esiste.
Ricordo un episodio: quando, come “padre” conciliare, ero al Vaticano II, avevo come vicino di banco un vescovo dell’America latina. Questi rimase molto male quando Paolo VI avocò a sé la questione della legge del celibato nella Chiesa latina, impedendo dunque al Concilio di discuterne liberamente. In tale situazione, mi disse: “Caro padre abate, e adesso come faccio, dato che nella mia diocesi tutti i preti sono concubinari? Ero venuto in Concilio proprio per favorire l’abolizione della legge del celibato!”.
Già incombente ai tempi di Paolo VI, la questione del celibato si è fatta ancor più grave sotto Giovanni Paolo II. A questo papa imputo come scelta assai temeraria quella di avere impedito, in proposito, un reale dibattito ai vari livelli della Chiesa.
Wojtyla ha talmente insistito sulla “saldatura” tra ministero presbiterale e celibato da rendere di serie B i sacerdoti delle Chiese cattoliche orientali, spesso sposati. Ma, soprattutto, la sua esasperata difesa della legge in atto ha dimenticato un particolare decisivo, che un pastore saggio in alcun modo potrebbe ignorare: il problema dei figli dei preti, e delle donne dei preti.
Obbligando i preti latini che, in relazioni clandestine, avessero avuto dei figli, ad assumersi apertamente le loro responsabilità, e dunque a sposarsi per essere – coram populo – padri amorosi dei loro figli, e sposi affettuosi di donne non più tenute nascoste, si compirebbe un gesto di giustizia. Ribadendo invece la legge del celibato, di fatto si esimono questi presbiteri dall’assumersi le loro responsabilità, e si permette loro di continuare a trattare le madri dei loro figli come persone senza diritti.
Sono migliaia e migliaia, nel mondo – dalla Germania, al Brasile al Congo – i figli dei preti che non hanno diritto di avere una normale famiglia, essendo il loro padre “inesistente”. Una tale situazione lede molti diritti umani, e stringe il cuore. E’ impressionante che Wojtyla non abbia mai voluto affrontare pubblicamente questo “tabù”, preferendo le certezze dell’istituzione alle dolorose conseguenze derivanti dall’addentrarsi con realismo nelle problematiche concrete della vita, spesso assai complicate.
Tema differente, ma sempre legato al clero, è quello delle violenze sessuali di preti contro minori. La sgradevole impressione che si ha, in proposito, è che Wojtyla abbia affrontato questa piaga tremenda solo quando essa esplose negli Stati Uniti d’America, sul finire degli anni Novanta.
+ Le dimissioni dal pontificato
Una delle conseguenze più corpose, perché più incidenti nella realtà, del Vaticano II è stata la norma, infine stabilita dal nuovo Codice di diritto canonico, che chiede ai vescovi che compiono 75 anni di presentare le loro dimissioni al papa, che valuterà caso per caso.
Non so se si sia riflettuto sino in fondo sulla “teologia” che sottostà a tale norma: una volta, infatti, si diceva che il vescovo è lo “sposo” della sua Chiesa, cioè della sua diocesi, e perciò l’ama fino alla fine, cioè – in linea di principio – ne resta titolare fino alla morte. Perché mai, infatti, uno sposo non sarebbe più tale quando è avanti con gli anni?
Ad ogni modo, ammesso il principio non solo della legittimità, ma anche dell’opportunità delle dimissioni dei vescovi diocesani a 75 anni, non si comprende perché a tale normativa si sottragga il vescovo di Roma. Anche se non giuridicamente, ma di sicuro moralmente, egli dovrebbe essere il primo ad applicare una tale legge. Perché è il re il primo servo delle leggi di tutti.
Invece, quando Wojtyla compì i 75 anni, e ancor più quando, più tardi, andò aggravandosi in modo irreversibile la sua malattia, impedendogli un reale controllo della Curia romana, a chi direttamente o indirettamente gli suggeriva di rassegnare le dimissioni, egli rispondeva che “Cristo non si dimise dalla croce”.
Vi è una contraddizione teologica grande nel ragionamento di Wojtyla: perché mai sarebbe normale che, a 75 anni, un vescovo (che magari sta ancora bene in salute) si dimetta dalla sua diocesi, e sarebbe inaudito invece che nella stessa situazione si dimettesse il vescovo di Roma?
A me pare che da tale ragionamento emerga un substrato che considera il papa un “super vescovo”: ma questo è del tutto contrario alla Lumen gentium. La mistica della sofferenza connessa con il papa che, in quanto tale, “non può” dimettersi senza tradire il Cristo sofferente, confligge con la decisione giuridica e pastorale adombrata dal Vaticano II che chiede al vescovo “normale” di… discendere dalla croce e lasciare in altre mani la diocesi.
A parte una tale questione di fondo, vi è poi un problema concreto: è stato prudente, Wojtyla, a voler rimanere in carica quando era evidente da tanti mesi la sua impossibilità di governare? Non ha forse, così facendo, favorito maneggi che permettevano all’una o all’altra “cordata” curiale di far prevalere la propria linea, e dunque imporre scelte, nomine, decisioni, tutte formalmente del pontefice, ma in effetti tutte forse non sue?
Se la “resistenza” di Wojtyla fino alla fine è, per alcuni, un segno di particolare fedeltà al proprio dovere, a me suscita invece molta perplessità, e mi induce appunto a domandarmi dove, in tale dolorosa vicenda, lui abbia dimostrato in modo forte le virtù dell’umiltà e delle prudenza.
+ Lasciamo Wojtyla nella sua complessità
Esaminando i pochi fatti elencati appare evidente come sia difficile, per non dire impossibile, distinguere tra le scelte dell’uomo Wojtyla e di Wojtyla papa. Ora, è vero che, qualora lo si proclamasse “beato”, si preciserebbe che ciò avverrebbe per aver accertato che egli visse le virtù in modo eroico, ma non si intenderebbe con questo “santificare” tutte le sue scelte come pontefice. In teoria, la distinzione corre; ed infatti – per rispondere in qualche modo alle critiche per sua incredibile decisione – la propose lo stesso Wojtyla nel discorso in cui spiegò perché beatificava Pio IX. Nei fatti, però, essa è zoppa, come dimostrò appunto la vicenda di Pio IX.
Immagino bene che la “macchina” del processo per la causa di beatificazione di Giovanni Paolo II procederà inarrestabilmente verso il traguardo atteso. Per parte mia, ritenevo mio dovere elencare i gravi dubbi che ho via via sollevato. Ho detto in altra sede, e ci tengo qui a ribadirlo, che le mie riflessioni non derivano da alcun interesse personale, o da alcun fazioso pre-giudizio, ma solo da un’onesta valutazione di fatti e circostanze che, secondo la mia scienza e coscienza, non si dovrebbero sottacere. Sono consapevole di essere solo una piccola voce, e naturalmente rispetto le molte voci di altro tono. Ho parlato, e parlo, per amore della nostra Chiesa romana. Mi rendo conto che, in un clima prevalentemente apologetico rispetto a Wojtyla, alcune mie affermazioni sembreranno quasi inaudite. Eppure, molte persone, soprattutto (ma non solo) in America latina, si ritroverebbero in esse.
Non ho potuto e voluto fare un’analisi esaustiva del pontificato di Wojtyla, delle sue (secondo me) luci e delle sue (secondo me) ombre. Ad altri l’arduo còmpito! Ma, ritengo, le pur poche cose dette potrebbero dare un aiuto per evitare sia critiche aprioristiche che applausi scontati al pontificato wojtyliano.
Se potessi esprimere un sogno, sarebbe questo: che Wojtyla sia lasciato al giudizio della storia, abbandonando dunque l’idea di elevarlo agli onori degli altari. Sono infatti così complesse, e contraddittorie, le scelte del suo pontificato, che è difficile separare luci e ombre, le personali convinzioni dell’uomo Wojtyla, la sua pietà privata, dalle sue decisioni pubbliche. Credo che, lasciare Wojtyla nella sua complessità, e come tale affidarlo alla storia, oltre che alla memoria della Chiesa, sarebbe la scelta migliore per onorarlo nella sua sfaccettata verità. L’insistenza e l’ansia con cui, molti ambienti, lavorano per la beatificazione di Wojtyla, a me pare un atteggiamento che poco sa di evangelico, e molto di voglia di esaltare il pontificato romano come istituzione.
Roma, 7 marzo 2007
Giovanni Franzoni

Mercoledì 23 Dicembre,2009 Ore: 14:29

fonte: www.ildialogo.org

Written by Simone Medas

Gennaio 6, 2010 alle 5:40 pm

La gente ha fame? “Una pacca sulle spalle e via…”

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Benedetto XVI, invitato alla Fao, anche lui dona “una pacca sulle spalle”, e si tiene i soldi in banca (del Vaticano). Le sue parole:
È necessario, pertanto maturare «una coscienza solidale, che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni
(Caritas in veritate, 27)
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_novembre_16/fao_intervento_benedetto_xvi-1602015924688.shtml

Tutti alla Fao parlano, parlano, ma nessuno mette mani nel portafogli, nemmeno Benedetto XVI. Peccato che chi muore di fame non sappia come mangiarsele le parole di San Paolo:
Non si tratta infatti – egli scrive – di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: Colui che raccolse molto non abbondò, e colui che raccolse poco non ebbe di meno” (2 Cor 8,13-15)

Una cosa mi ha colpito particolarmente quando son stato al Vaticano:
nei giorni feriali (quindi non festivi o pre-festivi), in un momento qualsiasi della giornata puoi vedere file *chilometriche* (andare a vedere per credere) attorno alle mura dei musei Vaticani, cui accesso è ben pagato con la incredibile cifra di 14 € (ovviamente parliamo di una cifra netta, esentasse!).

Facciamo 2 conti:
L’orario per accedere è dalle 9.00 alle 16.00 (son 7 ore) e ammettendo che riesca ad entrare, in media, una persona al minuto (ipotesi pessimistica) riescono ad accedere, al giorno, una media di

420 persone.

Ipotizzando che una persona su tre paghi il biglietto intero, tutti gli altri il ridotto (altra ipotesi pessimistica), abbiamo un biglietto di 10 € (media di 14, 8 e 8).

- totale guadagno giornaliero sono:
420 x 10 = 4.200 €
- totale mensile:
4.200 x 30 gg = 126.000 (centoventi seimila) €
- annuo:
1.512.000 (un milione cinquecentododici mila) €
solo ed esclusivamente per i musei vaticani.

Poi mettiamo l’8 x mille che gli Italiani hanno destinano alla Chiesa per l’anno 2009:
43.969.406 (43 milioni 969 mila 406 euro) €
(di cui 10 milioni 586 mila euro di questi non erano stati indicati dai contribuenti come da destinare alla Chiesa ma lo stato se n’è fregato e la Chiesa ha preso senza fiatare, ovviamente – ref: http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/otto-per-mille/otto-per-mille/otto-per-mille.html?rss)

Ora, signor coso, si guardi questo video, e si metta una mano non nella coscienza ma nel portafoglio:

Written by Simone Medas

Novembre 17, 2009 alle 7:39 pm

Disco remoto e condivisione

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Tempo fa avevo la necessità di conservare file in uno storage remoto, in modo da acceder successivamente, da qualsiasi postazione. Ma, soprattutto, che mi desse la possibilità di accederci utilizzando le cartelle come fossero nel mio computer, in WebDAV, direbbero alcuni.

Fu così che trovai xdrive.com, un ottimo servizio di AOL, che mi permetteva di avere quello che mi occorreva (anche se non utilizzava WebDAV). Purtroppo, però, lo hanno dismesso; forse perché era totalmente gratuito ma anche poco noto (credo che tali servizi meriterebbero molta più “visibilità”).

Da quel preciso momento dovetti cercarne uno equivalente, e gratuito :)
Dopo diversi giorni di ricerca ne trovai uno che faceva al caso mio, offre meno spazio (2 Giga) ma ha in più la possibilità di integrare la cartella remota non solo nel “Gestione Risorse” di Windows, ma anche nel Finder del Mac.

In sostanza, a tutti gli effetti, ho delle cartelle e dei file, su questo drive che vedo come fosse nel mio computer. Ogni volta che ci metto dentro qualcosa dal mio mac, questo lo potrò vedere anche dal mio computer Windows… e viceversa.

In più ho la possibilità di condividere cartelle con altri utenti. La gestione può esser fatta anche da web; utile, ad esempio, qualora dovessimo trovarci in una postazione occasionale.

Un esempio che aiuta facilmente a capire la semplicità: ho degli audio MP3, li voglio far sentire ad un amico, li posiziono in una cartella che ho creato nel disco remoto, e mando l’invito all’amico. Una volta posizionati i file, spengo il computer e vado a farmi un giro in città :)

L’amico, con tutta calma, riceve la email con l’invito, si registra (gratuitamente) e scarica con calma i file dal vostro disco remoto.

In più, tramite sistema di inviti, si può raggiungere anche la dimensione di 3 Giga.

Ci sono anche altre interessanti feature come ad esempio la possibilità di fare l’”Undo” di file già cancellati  o i backup continui dei dati.

Ma se avete bisogno di più di 2 Giga di spazio allora ci sono anche gli account pro. $199 (oggi circa 140 Euro) all’anno per avere ben 100 giga!

A differenza del deceduto xdrive.com questo può esser utilizzato da chiunque, non solo dagli utenti AOL. In più, oggi, c’è anche una versione per iPhone! I vostri file li ritroverete anche nel vostro telefono preferito!

http://getdropbox.com

Written by Simone Medas

Luglio 26, 2009 alle 8:14 am

I martiri della “Santa Inquisizione”

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I nomi dei martiri riportati qui di seguito nei vari pontificati che si susseguirono, essendo tratti dai pochi documenti rimasti, non sono che una minima parte di quanti furono in realtà uccisi da Santa Madre Chiesa. Nell’elenco ci sono anche tre martiri uccisi per aver celebrato la messa da spretati (si trovano sottolineati nei pontificati di Paolo VI – Urbano VIII – Clemente XIII).

- Papa Clemente V

Fra Dolcino, per nulla intimorito dalle minacce dell’Inquisizione, si scaglia contro Clemente V accusandolo di immoralità. Ridotto a brandelli il suo corpo viene bruciato al rogo. 13 marzo 1307
Suor Margherita e Frate Longino insieme ad oltre mille seguaci dell’eretico Dolcino, bruciati al rogo. 1307.
Soppressione dei Templari con stragi di massa con “torture inimmaginabili” perché accusati di eresia. Molay, Gran Maestro, fu arso vivo a Parigi dopo anni di atroci torture.
- Papa Benedetto XII (beatificato)

Francesco da Pistoia, Lorenzo Gherardi, Bartolomeo Greco, Bartolomeo da Bucciano, Antonio Bevilacqua e altri dieci frati Francescani, arsi vivi per predicare la povertà di Cristo – Venezia 1337.
Stessa sorte a Parma per Donna Oliva anch’essa perché seguace di S. Francesco.
- Papa Clemente VI

Migliaia di vittime dell’inquisizione delle quali ci sono pervenuti soltanto i processi di:

Francesco Stabili, detto Cecco d’Ascoli, il quale fu arso vivo per aver detto, a proposito delle tentazione di Gesù, che non è possibile vedere tutta la terra da una montagna per quanto alta fosse stata come veniva affermato da vangelo.
Pietro d’Albano, medico, bruciato vivo perché accusato di stregoneria.
Domenico Savi condannato al rogo come eretico per aver eretto un ospedale senza la benedizione della Chiesa.
- Innocenzo VI

Tra le numerose vittime di Santa Madre Chiesa da ricordare i frati Pietro da Novara, Bernardo da Sicilia, Fra Tommaso vescovo d’Aquino e Francesco Marchesino vescovo di Trivento accusati di appartenere ai fraticelli di S.Francesco. Torturati e bruciati vivi.
- Gregorio XI

Intere città furono teatro di stragi perché avevano ospitato gli eretici. Nelle piazze di Firenze, Venezia, Roma e Ferrara fu un continuo accendersi di roghi.
Belramo Agosti, umile calzolaio, torturato e bruciato vivo per aver bestemmiato durane una partita a carte: 5 giugno 1382.
Menelao Santori perché conviveva con due donne: 10 ottobre 1387.
Lorenzo di Bologna costretto sotto tortura a confessare di aver rubato una pisside. Reso moribondo dalle torture, fu accompagnato al rogo a colpi frusta. 1 novembre 1388.
- Gregorio XII

Dopo il periodo di tregua passato sotto Urbano VI, con Gregorio XII riprendono le stragi e i roghi in una maniera estremamente spietata. La città che fu particolarmente colpita fu Pisa. Un certo giovane di nome Andreani fu torturato e bruciato vivo insieme alla moglie e alla figlia perché aveva osato deridere i Padri Conciliari. I cardinali appartenenti al concilio assistettero in massa alle esecuzioni per il piacere di veder morire insieme alla sua famiglia colui che essi “avevano condannato per solo sentimento di vendetta”. 1413.
Jean Hus e Gerolamo da Praga macellati e bruciati vivi per aver detto che la morale del vangelo proibisce ai religiosi di possedere beni materiali. 1414.

- Papa Eugenio IV

Giovanna d’Arco, bruciata viva accusata di stregoneria (1431).
Merenda e Matteo, due popolani, bruciati vivi dall’Inquisizione per rendere un favore alle famiglie dei Colonna e dei Savelli delle quali avevano parlato male.
Ripetute stragi in Boemia contro gli Hussidi (seguaci di Jean Hus), per le rimostranze fatte in seguito alla uccisione del loro maestro. Una delle stragi fu eseguita facendo entrare gli Ussidi in un fienile al quale dettero fuoco dopo aver chiuso le porte. Il fatto fu così commentato da uno scrittore cattolico: “Appena entrati, si chiusero le porte e si appiccò il fuoco; e in tal modo quella feccia, quel rifiuto della razza umana, dopo aver commesso tanti delitti, pagò finalmente tra le fiamme la pena del suo disprezzo per la religione”.
Ma il peggio verrà allorché la Chiesa dovrà difendersi dall’avvento del Rinascimento.

- Papa Sisto IV (Per conoscere l’immoralità di questi papi consultare: www.anti-religions.org , scritto in inglese, francese, italiano).

In Spagna eccelse per la sua crudeltà il domenicano Tommaso Torquemada il quale, confiscando i beni degli accusati di eresia e di stregoneria, era arrivato ad accumulare tante ricchezze da essere temuto dallo stesso Papa che lo obbligò a versargli la metà del bottino. Quando costui arrivava in un paese come inquisitore, la popolazione fuggiva in massa lasciando tutto nelle sue mani.
Nell’impossibilità di elencare tutte le vittime di Torquemada mi limiterò a dire che in 18 anni della sua inquisizione ci furono:
800.000 ebrei allontanati dalla Spagna, con confisca dei beni, sotto pena di morte se fossero restati.
10.200 bruciati vivi.
6.860 cadaveri riesumati per essere bruciati al rogo in seguito a processi (terminati tutti con la confisca dei beni) celebrati “post mortem” (dopo la morte).
97.000 condannati alla prigione perpetua con confisca delle proprietà.
E intanto che Torquemada faceva il macellaio in Spagna, a Roma l’inquisizione accendeva roghi in tutte le sue piazze per bruciare gli eretici i cui patrimoni venivano automaticamente requisiti per conto del Papa dalla confraternita di San Giovanni Decollato.
- Papa Alessandro VI

Gerolamo Savanarola bruciato vivo in Piazza della Signoria a Firenze. 23 maggio 1498 insieme ai suoi due suoi discepoli Domenico da Pescia e Sivestro da Firenze.
Tre ebrei arsi vivi in campo dei Fiori a Roma. 13 gennaio 1498
Gentile Cimeli, accusata di stregoneria arsa viva a campo dei Fiori 14 luglio 1498
Marcello da Fiorentino arso vivo in piazza S. Pietro. 29 luglio 1498.
- Giulio II

4 donne giustiziate per stregoneria a Cavalese (Trento). 1505.
Diego Portoghese impiccato per eresia. 14 ottobre 1606.
30 persone bruciate vive a Logrono (Spagna) per stregoneria.
Fra Agostino Grimaldi giustiziato per eresia. 6 agosto. 1507
15 cittadini romani massacrati dalle guardie svizzere per eresia.1513.
Orazio e Giacomo di Riffredo, giustiziati per eresia. 30 aprile 1513.
- Leone X (Il Papa che ha dichiarato la non esistenza di Cristo)

30 donne accusate di stregoneria arse vive a Bormio. 1514.
Martino Jacopo giustiziato per eresia a Vercelli. 18 febbraio 1517.
80 donne bruciate vive in Valcamonica per stregoneria. 1518.
5 eretici arsi vivi a Brescia. 13 aprile 1519.
Baglione Paolo da Perugia decapitato per eresia alla Traspontina. 4 giugno 1520.
Fra Camillo Lomaccio, Fra Giulio Carino, Leonardo Cesalpini strangolati in carcere per eresia. 8 luglio 1520.
- Clemente VII

Anna Furabach, giustiziata per eresia. 9 maggio 1524.
Migliaia di protestanti Anabattisti decapitati, arsi vivi, annegati e torturati a morte. 1525.
Una donna accusata di stregoneria arsa viva in Campidoglio. 30 settembre 1525
Claudio Artoidi e Lerenza di Pietro giustiziati per eresia. 16 maggio 1526.
Rinaldo di Colonia giustiziato per eresia. 26 agosto 1528.
Lorenzo di Gabriele da Parma e Tiberio di Giannantonio torturati e giustiziati per eresia. 9 sett. 1528.
Berrnardino da Palestrina Burciato vivo per eresia. 20 novembre 1529.
Giovanni Milanese bruciato vivo per eresia. 23 novembre 1530.
- Paolo III (Un altro Papa ateo che ha affermato la non esistenza di Cristo. Gli altri lo sanno come lui ma non li dicono).

Uccisi tutti gli abitanti della città di Mérindol (Francia) per aver abbracciato la fede dei protestanti Evangelici. I loro beni furono confiscati e la città rimase deserta e inabitabile.1540.
Tutti gli Anabattisti della città di Munster (Germania) furono massacrati. Giovanni di Leida, loro capo, fu ucciso dopo essere stato sottoposto “a orrendo supplizio”. 4 aprile 1535.
Martino Govinin giustiziato nelle carceri di Grenoble. 26 aprile 1536.
Francesco di Giovanni di Capocena ucciso per eresia. 1538.
Ene di Ambrogio giustiziato per eresia. 1539.
Galateo di Girolamo giustiziato nelle carceri dell’Inquisizione per eresia. 17 gennaio 1541.
Giandomenico dell’Aquila. Eretico, bruciato vivo. 4 febbraio 1542.
Federico d’Abbruzzo ucciso per eresia. Il suo corpo fu portato al supplizio trascinato da un cavallo. Quello che rimase del suo corpo fu appeso alla forca. 12 luglio 1542.
2.740 Valdesi furono massacrati dai cattolici in Provenza (Francia). Aprile 1545.
Girolamo Francese impiccato perchè luterano. 27 settembre 1546.
Baldassarre Altieri, dell’Ambasciat inglese, fatto sparire nelle carceri dell’Inquisizione. 1548
Federico Consalvo, eretico, giustiziato. 25 maggio 1549.
Annibale di Lattanzio giustiziato per eresia. 25 maggio 1549.
- Giulio III

Fanino Faenza impiccato e briciato per eresia. 18 febbraio 1550.
Domenico della Casa Bianca, luterano. Decapitato. 20 febbraio 1550.
Geronimo Geril Francese, Impiccato per eresiae poi squartato. 20 marzo 1550.
Giovanni Buzio e Giovanni Teodori, impiccati e bruciati per eresia. 4 settembre 1553.
Francesco Gamba, decapitato e briciato vivo per eresia. 21 lugio 1554.
Giovanni Moglio e Tisserando da Perugia, luterani. Impiccati e bruciati vivi. 5 settembre 1554.
- Paolo IV

Istituzione del Ghetto a Roma con restrizioni contro gli ebrei ancor più severe del ghetto di Venezia.
Cola Francesco di Salerno, giustiziato per eresia. 14 giugno 1555
Bartolomeo Hector, bruciato vivo per aver venduto due Bibbie. 20 giugno 1555.
Golla Elia e Paolo Rappi, protestanti, bruciati vivi a Torino. 22 giugno 1555.
Vernon Giovanni e Labori Antonio, evangelisti, bruciati vivi. 28 agosto 1555.
Stefano di Girolamo, giustiziato per eresia. 11 gennaio 1556.
Giulio Napolitano, bruciato vivo per eresia. 6 marzo 1556.
Ambrogio de Cavoli, impiccato e bruciato per eresia. 15 giugno 1556.
Don Pompeo dei Monti, bruciato vivo per eresia. 4 luglio 1556.
Pomponio Angerio, bruciato vivo per eresia. 19 agosto 1556.
Nicola Sartonio, luterano, bruciato vivo. 13 maggio 1557.
Jeronimo da Bergamo, Alessandra Fiorentina e Madonna Caterina, impiccati e bruciati per omosessualità. 22 dicembre 1557.
Fra Gioffredo Varaglia, francescano, bruciato vivo per eresia. 25 marzo 1558.
Gisberto di Milanuccio, eretico, bruciato vivo. 15 giugno 1558.
Francesco Cartone, eretico, bruciato vivo. 3 agosto 1558.
14 protestanti bruciati vivi a Siviglia in Spagna. 1559.
15 protestanti bruciati vivi a Valadolid in Spagna. 1559.
Gabriello di Thomaien, bruciato vivo per omosessualità. 8 febbraio 1559.
Antonio di Colella arso vivo per eresia. 8 febbraio 1559.
Leonardo da Meola e Giovanni Antonio del Bò, impiccati e bruciati per eresia. 8 febbr.1559.
13 eretici più un tedesco di Augsburg accusato di omosessualità arsi vivi. 17 febbraio 1559.
Antonio Gesualdi, luterano, giustiziato per eresia. 16 marzo 1559.
Ferrante Bisantino, eretico, arso vivo.24 agosto 1559.
Scipione Retio, eretico, uccico nelle carceri della Santa Inquisizione. 1559.
- Papa Pio IV

I monaci dell’Abazia di Perosa (Pinerolo) si divertirono a briciare vivi a fuoco lento un prete evangelico insieme ai suoi fedeli. Dicembre 1559.
Carneficina di Valdesi in Calabria per opera di bande di delinquenti assoldate da Santa Madre Chiesa (uomini, donne, vecchi e bambini atrocemente torturati prime di essere uccisi su diretto ordine del Papa). Dicembre 1559.
“A Santo-Xisto, alla Guardia, a Montalto e a Sant’Agata si fecero cose inaudite: gente sgozzata, squartata, bruciata e orrendamente mutilata. Pezzi di resti umani furono appesi alle porte delle case come esempio alle genti. Quelli che fuggirono sulle montagne furono assediati fino a che morirono di fame. Molte donne e fanciulli furono ridotti in schiavitù”. I559. (Da “La Santa Inquisizione di Maurizio Marchetti. Ed. La Fiaccola).
4000 valdesi massacrati su ordine di Santa Madre Chiesa. 1560.
Giulio Ghirlanda, Baudo Lupettino, Marcello Spinola, Nicola Bucello, Antonio Rietto, Francesco Sega, condannati a morte perchè sorpresi a svolgere una funzione religiosa in una casa privata officiante la messa uno spretato. 1560.
Giacomo Bonello, bruciato vivo perché evangelista. 18 febbraio 1560.
Mermetto Savoiardo, eretico, arso vivo. 13 agosto 1560.
Dionigi di Cola, eretico, bruciato vivo. 13 agosto 1560.
Aloisio Pascale, evangelista, impiccato e bruciato. 8 settembre 1560.
Gian Pascali di Cuneo, bruciato vivo per eresia. 15 settembre 1560.
Stefano Negrone, eretico, lasciato morire di fame nelle prigioni della Santa Inquisizione. 15 settembre 1560.
Stefano Morello, eretico, impiccato e bruciato. 25 settembre 1560.
Bernardino Conte, bruciato vivo per eresia. 1560.
300 persone a Oppenau, 63 donne a Wiesensteig e 54 a Obermachtal in Gemania, bruciate vive per stregoneria. 1562.
Macario, vescovo di Macedonia, eretico, bruciato vivo. 10 giugno 1562.
Cornelio di Olanda, eretico, impiccato e bruciato. 23 g3nnaio 1563.
Franceso Cipriotto, inpiccato ebruciato per eresia. 4 settembre 1564.
Giulio Cesare Vanini, panteista, bruciato vivo dopo avergli strappato la lingua.
Giulio di Grifone, eretico, giustiziato.
- Pio V (elevato dalla Chiesa agli onori degli altari).

Con bolla papale viene imposta a Roma la chiusura di tutte le sinagoghe.
Muzio della Torella, eretico, giustiziato. 1 marzo 1566.
Giulio Napolitano, eretico, bruciato vivo. 6 marzo 1566.
Don Pompeo dei Monti, decapitato per eresia. 3 luglio 1566.
Curzio di Cave, francescano, decapitato per eresia. 9 lugio 1566.
17.000 (diciassettemila) protestanti massacrati nelle Fiandre da cattolici spagnoli.
Giorgio Olivetto arso vivo perché luterano. 27 gennaio 1567.
Domenico Zocchi, ebreo, impiccato e bruciato a Piazza Giudia nel Ghetto di Roma. 1 febbraio 1567.
Girolamo Landi, impiccato e bruciato per eresia.. 25 febbraio 1567.
Pietro Carnesecchi, impiccato e bruciato per eresia. 30 settembre 1567.
Giulio Maresco, decapitato e arso per eresia. 30 settembre 1567.
Paolo e Matteo murato vivo per eresia. 30 sett.1567.
Ottaviano Fioravanti, murato vivo per eresia. 30 sett. 1567.
Giovannino Guastavillani, eretico, murato vivo. 30 settembre 1567.
Geronimo del Puzo, murato vivo per eresia. 30 settembre 1567.
Gerolamo Donato con altri suoi confratelli dell’Ordine degli Umiliati, vengono giustiziati su ordine di Carlo Borromeo (santo), vescovo di Milano, dopo lunghe ore di torture, per eresia. 2 agosto 1570.
Macario Giulio da Cetona, decapitato e bruciato per eresia. 1 ottobre 1567.
Lorenzo da Mugnano, impiccato e bruciato per eresia. 10 maggio 1668.
Matteo d’Ippolito, impiccato e bruciato per eresia. 10 maggio 1568.
Francesco Stanga, impiccato e bruciato per eresia. 10 maggio 1568.
Donato Matteo Minoli, lasciato morire nelle carceri dopo avergli rotto le ossa e bruciato i piedi. 27 maggio 1568.
Francesco Castellani, eretico, impiccato. 6 dicembre 1568.
Pietro Gelosi, eretico, impiccato e bruciato. 6 dicembre 1568
Marcantonio Verotti, eretico, impiccato e bruciato. 6 dicembre 1568.
Luca di Faenza, eretico, bruciato vivo. 28 febbraio 1568.
Borghesi Filippo, decapitato e bruciato per eresia. 2 maggio 1569.
Giovanni dei Blasi, impiccato e bruciato per eresia. 2 maggio 1569.
Camillo Ragnolo, impiccato e bruciato per eresia. 25 maggio 1569.
Fra Cellario Francesco, impiccato e bruciato per eresia. 25 maggio 1569.
Bartolomeo Bartoccio, bruciato vivo per eresia. 25 maggio 1569.
Guido Zanetti, murato vivo per eresia. 27 maggio 1569.
Filippo Porroni, eretico luterano, impiccato. 11 febbraio 1570.
Gian Matteo di Giulianello, giustiziato per eresia. 25 febbraio 1570.
Nicolò Franco, impiccato per aver deriso il papa con degli scritti. Impiccato. 11 marzo 1570.
Giovanni di Pietro, eretico, impiccato e bruciato. 13 maggio 1570.
Aolio Paliero, eretico, impiccato e bruciato su espreso desiderio di Papa Pio V (santo).3 luglio 1570.
Fra Arnaldo di Santo Zeno, eretico, bruciato vivo. 4 novembre 1570.
Don Girolamo di Pesaro, Giovanni Antonio di Jesi e Pitro Paolo di Maranzano, giustiziati per eresia. 6 ottobre 1571.
Francesco Galatieri, pugnalato a morte dai sicari pontifi perché eretico. 5 gennaio 1572.
Madonna Dianora di Montpelier, eretica, impiccata e bruciata. 9 febbraio 1572.
Madonna Pellegrina di Valenza, eretica impiccata e bruciata. 9 febbraio 1972.
Madonna Girolama Guanziana, eretica impiccata e bruciata. 9 febbraio 1572
Madonna Isabella di Montpelier, eretica impiccatae bruciata. 9 febbraio 1572.
Domenico della Xenia, eretico impiccato e bruciato. 9 febbraio 1572.
Teofilo Penarelli, eretico impiccato e bruciato. 22 febbraio 1572.
Alessandro di Giulio, eretico impiccato e bruciato.
- Gregorio XIII

Alessandro di Giulio, impiccato e bruciato per eresia. 15 marzo 1572.
Giovanni di Giovan Battista, impiccato e bruciato perchè eretico. 15 marzo 1572.
Girolamo Pellegrino, impiccato e bruciato per eresia. 19 luglio 1572.
10.000 (diecimila) eretici massacrati in Francia per ordine del Papa (strage degli Ugonotti- Notte di S. Bartolomeo). 24 agosto 1572.
500 eretici massacrati in Croazia per ordine del vescovo cattolico Juraj Draskovic. 1573.
Nicolò Colonici eretico impiccato e bruciato.
Giovanni Francesco Ghisleri, strangolato nelle carceri dell’Inquisizione. 25 ottobre del 1574.
Alessandro di Giacomo, arso vivo. 19 novembre 1574.
Benedetto Thomaria, eretico bruciato vivo. 12 Maggio 1574.
Don Antonio Nolfo, eretico giustiziato. 29 luglio 1578.
Giovanni Battista di Tigoni, eretico giustiziato. 29 lugio 1578.
Baldassarre di Nicolò, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.
Antonio Valies de la Malta, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.
Francesco di Giovanni Martino, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.
Bernardino di Alfar, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.
Alfonso di Poglis, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.
Marco di Giovanni Pinto, eretico impiccato e bruciato.13 agosto 1578.
Girolamo di Giovanni da Toledo, eretico impiccato e bruciato 13 agosto 1578.
Gasparre di Martino, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.
Fra Clemente Sapone, eretico impiccato e bruciato. 29 novembre 1578.
Pompeo Loiani, eretico impiccato e briciato. 12 giugno 1579.
Cosimo Tranconi, eretico impiccato e bruciato. 12 giugno 1579.
222 (duecentoventidue) ebrei bruciati al rogo per ordine della Santa Inquisizione. 1558.
Salomone, ebreo impiccato per aver rifiutato il battesimo. 13 marzo 1580.
Un inglese bruciato vivo per aver offeso un prete. 2 agosto 1581.
Diego Lopez, bruciato vivo per eresia. 18 febbraio 1583.
Domenico Danzarelli, impiccato e bruciato per eresia. 18 febbraio 1583.
Prospero di Barberia, eretico impiccato e bruciato. 18 febbraio 1583.
Gabriello Henriquez, bruciato vivo per eresia. 18 febbraio 1583.
Borro d’Arezzo, bruciato vivo per eresia. 7 febbraio 1583.
Ludovico Moro, eretico arso vivo. 10 lugio 1583.
Fra Camillo Lomaccio, Fra Giulio Carino, Leonardo di Andrea strangolati nel carcere di Tor Nona per eresia. 23 luglio 1583.
Lorenzo Perna, arrestato per ordine del cardinale Savelli per eresia, si ignora la sua fine. 16 giugno 1584.
<>, arrestata per eresia, si ignora la sua fine. ottobre 1584.
Giacomo Paleologo, decapitato e bruciato. 22 marzo 1585.
I fratelli Missori decapitati per aver espresso il diritto alla libertà di stampa. Le loro teste furono lasciate in esposizione al pubblico. 22 marzo 1585.
(Il corpo di Gregorio XIII, di questo carnefice, viene onorato e riverito dai cattolici nella sua monumentale tomba in S.Pietro a Roma).

- Papa Sisto V

Questo Papa fece impiccare uno spagnolo per aver ucciso con una bastonata un soldato svizzero che lo aveva ferito con l’alabarda. Respinta la richiesta di sostituire la forca con la mannaia, Sisto V assisteva giosamente alle esecuzioni facendosi portare da mangiare perchè “questi atti di giustizia gli accrescevano l’appetito”. Dopo l’esecuzione di una sentenza disse: << Dio sia benedetto per il grande appetito con cui ho mangiato>>.

Pietro Benato, arso vivo per eresia. 26 aprile 85.
Pomponio Rustici, Gasparre Ravelli, Antonio Nantrò, Fra Giovanni Bellinelli, impiccati e bruciati vivi per eresia. 5 agosto 1587.
Vittorio, conte di Saluzzo, giustiziato per eresia. 9 dicembre 1589.
Valerio Marliano, eretico impiccato e bruciato. 16 febbraio 1590.
Don Domenico Bravo, decapitato per eresia. 30 marzo 1590.
Fra Lorenzo dell’Aglio, impiccato e bruciato.13 aprile 1590.
- Gregorio XIV

Fra Andrea Forzati, Fra Flaminio Fabrizi, Fra Francesco Serafini, impiccati e bruciati. 6 febbraio 1591.
Giovanni Battista Corobinacci, Giovanni Antonio de Manno Rosario, Alexandro d’Arcangelo, Fulvio Luparino, Francesco de Alexandro, giustiziati. Giugno 1590.
Giovanni Angelo Fullo, Giò Carlo di Luna, Decio Panella, Domenico Brailo, Antonio Costa, Fra Giovanni Battista Grosso, l’Abate Volpino, insieme ad altri seguaci di Fra Girolamo da Milano, arrestati dalla Santa Inquisizione, si ignora la loro fine… 1590.
(Tutto questo in un solo anno di Santo Pontificato!).

- Clemente VIII

Giordano Bruno, bruciato vivo per eresia il 17 febbraio 1600.
Quattro donne e un vecchio bruciate vive per eresia. 16 febbraio 1600.
Francesco Gambonelli, eretico arso vivo. 17 febbraio 1594.
Marcantonio Valena e un altro luterano, arsi vivi. agosto 1594.
Graziani Agostini, eretico impiccato e bruciato. 1596.
Prestini Menandro, eretico impiccato ebruciato. 1596.
Achille della Regina, se ne ignora la fine. Giugno 1597.
Cesare di Giuliano, eretico impiccato e bruciato. 1597.
Damiano di Francesco, eretico impiccato e bruciato. 1597.
Baldo di Francesco, impiccato e bruciato per eresia. 1957.
De Magistri Giovanni Angelo, eretico impiccato e bruciato.1597.
Don Ottavio Scipione, eretico, decapitato e bruciato.1597.
Giovanni Antonio da Verona e Fra Celestino, eretici bruciati vivi. 16 settembre 1599.
Fra Cierrente Mancini e Don Galeazzo Porta decapitati per eresia. 9 novembre 1599.
Maurizio Rinaldi, eretico bruciato vivo. 23 febbraio 1600.
Francesco Moreno, eretico impiccato e bruciato. 9 giugno 1600.
Nunzio Servandio, ebreo impiccato. 25 giugno 1600.
Bartolomeo Coppino, luterano arso vivo. 7 aprile 1601.
Tommaso Caraffa e Onorio Costanzo eretici decapitati e bruciati. 10 maggio 1601.
- Papa Paolo V

Giovanni Pietro di Tunisi, impiccato e bruciato. 1607.
Giuseppe Teodoro, eretico impiccato e bruciato. 1609.
Felice d’Ottavio, eretico impiccato e bruciato. 1609.
Rossi Francesco, eretico impiccato e bruciato. 1609.
Antonio di Jacopo, eretico impiccato e bruciato. 1609.
Fortunato Aniello, eretico impiccato e bruciato. 1609.
Vincenti Pietro, eretico impiccato e bruciato. 1609.
Umberto Marcantonio, eretico impiccato e bruciato. 1609.
Fra Manfredi Fulgenzio, eretico impiccato e bruciato. 1610.
Lucarelli Battista, eretico impiccato e bruciato. 1610.
Emilio di Valerio, ebreo, impiccato e bruciato. 1610.
Don Domenico di Giovanni, per essere passato dal cristianesimo all’ebraismo, impiccato. 1611.
Giovanni Milo, luterano impiccato. marzo 1611.
Giovanni Mancini, per aver celebrato la messa da spretato impiccato e bruciato. 22 ottobre 1611
Jacopo de Elia, ebreo impiccato e bruciato. 22 gennaio 1616.
Francesco Maria Sagni, eretico impiccato e bruciato. 1 luglio 1616.
Arrestato un negromante zoppo, arso vivo per stregoneria. 1617.
Lucilio Vanini, arso vivo per aver messo in dubbio l’esistenza di Dio. 17 febbraio 1618.
Migliaia di eretici trucidati dai cattolici nei Grigioni in Valtellina. 1620.
(La Chiesa, rimasta nella convinzione che in Valtellina ci siano ancora tendenze religiose eretico-pagane, mantiene tutt’oggi la regione sotto controllo tramite la “Missione Rezia”, affidata ai cappuccini, dipendenti direttamente da “Propaganda Fidei”) … e il Santo Padre Gian Paolo II chiede perdono!!!

- Urbano VIII

Galileo Galilei, torturato e condannato al carcere perpetuo quale eretico per aver affermato che la Terra gira intorno al Sole. 1633.
Ferrari Ambrogio, eretico impiccato. 1624.
Donna Anna Sobrero, morta di peste in carcere dove era stata condannata a vita. 1627. (nei mesi che seguirono, tutti coloro che passarono per quel carcere, morirono di peste).
Frate Serafino, eretico, inpiccato e bruciato. 1634.
Giacinto Centini, decapitato per aver offeso la sovranità papale. 1635.
Fra Diego Giavaloni, eretico impiccato e bruciato. 1635.
Alverez Ferdinando, bruciato vivo per essersi convertito all’ebraismo. 19 marzo 140.
Policarpo Angelo, impiccato ebruciato per aver celebrato la messa da spretato. 19 maggio 1642.
Ferrante Pallavicino, eretico impiccato e bruciato. 1644.
Fra Camillo d’Angelo, Ludovico Domenico, Simone Cossio, Domenico da Sterlignano, giiustiziati per eresia. 1644.
- Papa Innocenzo X

Brugnarello Giuseppe e Claudio Borgegnone, impiccati e bruciati per aver falsificato alcune lettere apostoliche. 1652. ( Se questo Papa applicò in prevaleza condanne di carceri a vita ciò dipese dal fatto che in quegli anni ricorreva l’anno Santo).
- Papa Alessandro II

Fello Giovanni, sacerdote, decapitato per eresia. 1657.
1.712 Valdesi massacrati dai cattolici nelle Valli Alpine. 1655.
- Papa Innocenzo XI (santificato)

20 ebrei condannati al rogo. 1680.
Vincenzo Scatolari, per aver esercitato la professione di giornalista senza autorizzazione di Santa Madre Chiesa. Decapitato. 2 agosto 1685.
2.000 (duemila) Valdesi massacrati dai cattolici nelle Valli Alpine per ordine diretto del Papa. Maggio 1686.
24 protestanti uccisi dai cattolici a Pressov in Slovacchia. 1687.
- Papa Innocenzo XII

Martino Alessandro, morto in carcere per torura. 3 maggio 1690.
37 ebrei bruciati vivi. 1691. (poi si cercano le cause che hanno generato l’antisemitismo!).
Antonio Bevilacqua e Carlo Maria Campana, cappuccini, decapitati perchè seguaci del Quietismo di Molinos. 26 marzo 1695.
- Clemente XI

Filippo Rivarola, portato al patibolo in barella per le torture ricevute, decapitato. 4 agosto 1708.
Spallaccini Domenico, impiccato e bruciato per aver bestemmiato a causa di un colpo di alabarda ricevuta da una guardia papalina. 28 luglio 1711.
Gaetano Volpini, decapitato per aver scritto una poesia contro il Papa. 3 febbraio 1720.
- Clemente XII

Questo Papa, ripristinando la “mazzolatura” (rottura delle ossa a colpi di bastone), si dimostrò uno dei più cinici sostenitori dell’arte della tortura.
Pietro Giarinone, filosofo e storico, morì sotto tortura per aver sostenuto la supremazia del re sulla curia romana. 24 marzo 1736.
Enrico Trivelli, decapitato per aver scritto frasi di rivolta contro il Papa. 23 febbraio 1737.
Le numerose vittime di questo Papa sono rimaste sconosciute perchè egli peferiva più uccidere sotto tortura nelle carceri dell’Inquisizione che giustiziarle nelle pubbliche piazze.

L’EUROPA COMINCIA A RISENTIRE DEL BENFICO EFFETTO DELL’ILLUMINISMO CHE SI MANIFESTA LIMITANDO L’ALTERIGIA DELLA CHIESA CHE RIDUCE LE SUE PERSECUZIONI RELIGIOSE ORINTANDOSI VERSO DELITTI POLITICI, CRIMINI COMUNI OPPURE REATI RIGUARDANTI GLI ORDINAMENTI INTERNI ECCLESIASTI. QUELLO CHE PER LEI CONTA SOPRA OGNI COSA è L’IMPORRE IL SUO POTERE ATRAVERSO IL TERRORE.

- Clemente XIII

Tommaso Crudeli, condannato al carcere a vita per massoneria. 2 agosto 1740.
Giuseppe Morelli, impiccato per aver celebrato l’Eucaristia da spretato. 22 agosto 1761.
Carlo Sala, eretico, giustiziato. 25 settembre. 1765. (Carlo Sala è l’ultimo martire ucciso dalla Chiesa per eresia).
I massacri, non più di carattere religioso, continuarono contro i cospiratori politici, i giornalistI e tutti quei progressisti che intendevano rovesciare l’immoralità dell’oscurantismo religioso attraverso una rivoluzione armata. Le atrocità furono come nel passato. Tagli di teste, torture con mazzolature, impiccaggioni e sevizie che spesso portavano allo squartamento degli accusati. Pur di mantenere il terrore venivano puniti di morte anche i delitti meno gravi come i semplici furti.

- Pio VI

Nei suoi quattro anni di pontificato ci furono soltanto cinque esecuzioni capitali per reati comuni, anche se la sua lotta si intensificò aspramente contro gli ebrei che furono costretti, tra le tante umiliazioni e minacce che subiro, a indossare vestiti di colore giallo perchè fossero pubblicamente oltraggiati.
- Pio VII

Gregorio Silvestri, impiccato per cospirazione politica. 18 gennaio 1800.
Ottavio Cappello, impiccato perchè patriota rivoluzionario. 29 gennaio 1800.
Giovanni Battista Genovesi, patriota squartato e bruciato. La sua testa fu esposta al pubblico. 7 febbr. 1800.
Teodoro Cacciona, impiccato e squartato per furto di un abito ecclesiastico. 9 febbraio 1801.
Paolo Salvati, impiccato e squartato per aver derubato un corriere del Papa. 11 dicembre 1805.
Bernardo Fortuna, impiccato e squartato per furto ai danni di un corriere francese. 22 aprile 1806.
Tommaso Rotilesi, impiccato per aver ferito un ufficiale francese.
161 furono le esecuzioni capitali per reati comuni nei 15 anni del pontificato di questo vice Dio in terra che prese il mite e devoto nome di Pio.

- Leone XII

Leonida Montanari, decapitato per aver offeso pubblicamente il Papa. 23 novembre 1825.
Angelo Targhini, decapitato per aver ferito una spia papalina. 23 novembre 1825.
Luigi Zanoli, decapitato per aver ucciso uno sbirro papalino. 13 maggio 1828.
Angelo Ortolani, impiccato per aver ucciso guardia papalina. 13 maggio 1828.
Gaetano Montanari, squartato per tentato omicidio dell’emissario papalino Rivolta. 1828
Gaetano Rambelli, impiccato per aver ferito emissario papalino. 1828.
Le esecuzioni capitali, oltre queste sopra elencate, furono 29 e sempre per reati comuni.

- Pio VIII

In un anno di Pontificato eseguì 13 condanne capitali per reati comuni.
- Gregorio XVI

Impose divieto assoluto ad ogni libertà di parola o di espressione scritta che non seguisse i dettami di Santa Madre Chiesa. Dietro le minacce più gravi obbligò gli ebrei di non esercitare nessuna attività fuori del Ghetto.
Giuseppe Balzani, decapitato per offese la Papa. 14 maggio 1833.
Luigi Scopigno, decapitato per furto di oggetti sactri. 21 luglio 1840.
Pietro Rossi, decapitato per piccolo furto. 9 gennaio 1844.
Luigi Muzi, decapitato per piccolo furto. 19 gennaio 1844.
Giovanni Battista Rossi, decapitato per piccolo furto. 3 agosto 1944.
Oltre a queste ci furono sotto il pontificato di questo Santo Padre altre 110 condanne a morte per reati comuni. La descrizione dei moltissimi decapitati, impiccati e squartati dall’Inquisizione sotto Gregorio XI è riportata in un libri scritto da Mastro Titta.

- Pio IX (santificato da Gian Paolo II, chiamato metro cubo di merda da Garibaldi)

Romolo Salvatori, decapitato per aver consegnato ai Garibaldini l’Arciprete di Anagni. 10 settembre 1851.
Gustavo Paolo Rambelli, Gustavo Marloni, Ignazio Mancini, decapitati per aver ucciso tre preti. 24 gennaio 1854.
Antonio de Felici, decapitato per aver attentato al Cardinale Antonelli.
Per comprendere la criminalità di questo Papa (santo), basta dire che quando i patrioti dell’unificazione italiana entrarono nelle carceri pontificie per liberare alcune decine di prigionieri che vi vivevano incatenati da così lungo tempo da aver perso la vista e l’uso delle gambe, trovarono in quei sotterranei mucchi di scheletri e di cadaveri in decomposizione in un misto di tonache di frati e di monache, di vestiti civili di uomini e di donne, divise militari e scarpe come quando furono liberati i campi di sterminio nazisti. Vi furono trovati anche giocattoli di bambini morti insieme ai loro genitori. SE QUESTI SONO I SANTI, CHI SONO ALLORA I DEMONI?

http://www.luigicascioli.eu/ita_argomenti.php?topic=12

Written by Simone Medas

Luglio 4, 2009 alle 9:17 am

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Galileo e Chiesa – Scienza e Fede

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Mentre ancora una volta la Chiesa perde l’occasione per fare ammenda delle proprie colpe – proprio come successe con Wojtyła – dicendo che il processo a Galileo fu solo un “malinteso” – ricordo che la Chiesa lo “obbligò”, non so a quale titolo, di “ritrattare” (abiura) le proprie idee, come fece con Lutero, con Gerolamo Savonarola, bruciato vivo, come migliaia di altri “eretici”).
Oggi, dopo esser stata zittita, dice di non avere più “voce in capitolo” negli ambiti della Chiesa ma in realtà lo continua a fare quando si pronuncia su staminali, sui progressi della medicina (nemmeno 50 anni fa rineteva un errore il semplice trapianto di cuore) e della fisica (son ansioso di sapere cosa ne pensino i teologi della meccanica quantistica); ma anche quando si deve pronunciare in fatto di omosessualità, preservativi e famiglia.

Monsignor Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Segreto vaticano, alla presentazione della nuova edizione del volume intitolato “Documenti vaticani del processo di Galileo Galilei”, afferma:

“E’ necessaria molta prudenza e molta umiltà nell’avvicinarsi alle Scritture come alla scienza”, in quanto il rischio è che prevalgano oggi “gli stessi preconcetti che si avevano allora verso il sistema copernicano.
Il caso Galileo insegna alla scienza a non presumere di fare da maestra alla Chiesa in materia di fede e di Sacra Scrittura e insegna alla Chiesa, contemporaneamente, ad accostarsi ai problemi scientifici – fossero anche quelli legati alla più moderna ricerca sulle staminali, per esempio – con molta umiltà e circospezione”

(http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/esteri/benedetto-xvi-35/archivio-galileo/archivio-galileo.html)

Ma perché, mi domando io, prendendo in prestito un po’ di logica, i Teologi dovrebbero spingersi laddove gli scienziati non possono addentrarsi?
Perché, per esser chiaro, il teologo più di un giardiniere, più di un infermiere o un banchiere sul limite del fallimento? :) )

Immagino un discorso tra me e un teologo, che risponde:
Perché i Teologi basano il loro “sapere” sulla Bibbia.

Io:
Uhm… la Bibbia eh? Quel libro in cui è scritto che la terra è al centro dell’universo e milioni di altre inesattezze scientifiche? Certo che per esser il “Creatore dell’Universo”, questo Dio, è un po’ smemorato.

Teologo:
Beh, la Bibbia è un libro ispirato da Dio ma scritto da mano umana, è per questo che contiene inesattezze.

Bene! Allora riformulo da domanda:
“Perché un teologo dovrebbe saperne più di un bambino in questioni che riguardano Dio e il Sovranaturale, se questo basa le sue conoscenze su un libro che egli stesso ritiene essere manomesso da altri uomini?

Written by Simone Medas

Luglio 4, 2009 alle 8:49 am

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Papa Giovanni II – Per non dimenticare

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I cattolici potranno ricordare come Giovanni Paolo II abbia ignorato cioè che ha assunto la forma del genocidio spirituale della sua Chiesa: lo scandalo degli abusi sessuali da parte dei sacerdoti. I suoi difensori accenneranno che ciò che il papa disse ai dodici cardinali americani in visita al Vaticano nel 2002, “Nel sacerdozio e nella vita religiosa non c’è posto per coloro che nuocciono ai giovani“, era una punizione sufficiente.

Ma era troppo poco, e troppo tardi. Per allora, il papa sapeva già. Sapeva già dal 1985, quando Tom Doyle, un prete e canonico dell’Ambasciata Vaticana a Washington, D.C., contribuì alla stesura di un rapporto confidenziale che avvertiva i funzionari cattolici americani della tempesta di pederastia che si stava prospettando all’orizzonte.
Sapeva già dal 1990 che i vescovi si stavano consigliando l’un l’altro per inviare i documenti potenzialmente incriminati al delegato apostolico (il rappresentante papale della Chiesa cattolica negli Stati Uniti), perchè quell’ufficio gode dell’immunità diplomatica.
Lo sapeva nel 1993, quando per la prima volta si riferì allo scandalo degli abusi sessuali in America accusando i media di prendere di mira i suoi prelati, insabbiando la cosa come “un’occasione di sensazionalismo”. Lo sapeva!

Giovanni Paolo II si è opposto alla politica di tolleranza zero insediata dai vescovi americani nel 2002, la quale assicurava che gli stupratori di bambini non avrebbero più officiato messa. Giovanni Paolo II non ha mai rimosso il cardinale di Los Angeles Roger Mahoney e il vescovo Orange Tod D. Brown dalle loro cariche, nonostante la loro attiva protezione della legge dei preti molestatori di bambini.

Un passo del Libro di Gomorra, caposaldo di San Damiano nel quale papa Leone IX veniva redarguito sullo scandalo degli abusi sessuali nell’XI secolo, colpisce in modo particolare:

Poichè il vero dice “Chiunque scandalizzi uno di questi fanciulli sarebbe meglio se avesse una macina appesa al collo e affogasse nelle profondità del mare”. Se la forza della Sede Apostolica non interviene il prima possibile, non c’è dubbio che non sarà in grado di frenare il corso precipitoso di questa immoralità sfrenata

Gustavo Arellano
“OC Weekly”

Written by Simone Medas

Giugno 17, 2009 alle 10:12 pm

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Servizi utili e gratuiti: Faxator

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Ho scoperto un servizio davvero molto utile e gratuito: Faxator.

Si tratta di un servizio fax via internet. Di cosa si tratta con precisione?
Se hai un documento sul pc e ti secca stamparlo per poi inviarlo via fax (se poi nemmeno hai un telefax, devi trovare un tabacchino o un centro servizi, spendere un sacco di soldi per l’invio) puoi farlo in modo più semplice e gratuito:

una semplicissima email, dove in oggetto è specificato il numero (i) fax del destinatario e, in allegato, il documento che vuoi sia trasmesso.
Il sito è scarno ma essenziale. Non c’è una pagina di account dove puoi vedere i fax già spediti; ma in realtà non serve! Questo lo puoi vedere direttamente dalla “posta in uscita” del tuo client di posta elettronica.

Per registrarsi è semplice: indica il tuo numero di cellulare, ti verrà inviato un sms con il codice da utilizzare per la conferma dell’account. In email ti arriverà il certificato (un semplice file) da allegare ogni volta che vorrai inviare un fax.

Prima di recensirlo ho fatto un “giro di test” e, con priorità davvero bassa (email spedita alle 11.30 – fax arrivato alle 15.30 circa), il fax è realmente stato spedito e, in posta, ho ricevuto la conferma dell’invio! Fantastico! Considerando che è gratis…

L’unico neo è l’impossibilità di avere un numero per ricevere fax.

Il servizio si chiama Faxator, e la url al sito è: www.faxator.com

Written by Simone Medas

Giugno 12, 2009 alle 7:28 am

la comunione libera (voce del verbo liberare)

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… e infine, dopo mille peripezie ed acrobazie, siamo giunti alla cosidetta “comunione”. O, meglio, Davide c’è arrivato.

Ma, anche in questo caso, le situazioni divertenti non sono mancate.

Essendo che i genitori di mio figlio, quindi io e mia ex-moglie, son separati, la catechista, parlando con la mamma sulla preparazione, le ha detto che avevano già pensato a tutto e per “non farci sentire meno degli altri” avevano deciso, assieme al sacerdote della parrocchia, che avremo preso, durante la cerimonia, l’ostia come tutti gli altri genitori.
Solo che quella nostra sarebbe stata quella “sconsacrata”… si, hai letto bene: sconsacrata.

Essendo quella cristiana una religione fortemente legata ai simboli, ai significati legati a “segni” e ad alle raffigurazioni, da buon cristiano mi son subito domandato il significato del “dare l’ostia sconsacrata” e del “riceverla”.

Prendo spunto dalle origini della “Pesach”, la vera pasqua ebraica, per iniziare.

Se non erro è nel libro dell’esodo che Mosè riesce, con diversi stratagemmi (uno dei quali è l’assassinio di una guardia del faraone), riesce a portare fuori dall’Egitto i suoi fratelli israeliti (tutte e 12 le tribù), ma il faraone, accortosi dell’accaduto, diede ordine ai soldati di seguirli e non permettergli la fuga.

Qui avvenne il famoso miracolo dell’apertura delle acque nel Mar Rosso: Mosè (che non è il cane che tiene a bada la fattoria McKenzie dalle grinfie del simpatico lupo Alberto) su ordine di Javeh (per chi non avesse dimestichezza con i nomi e cognomi del nostro Dio, Javeh sarebbe nientemeno che Dio!) alzò le braccia e le acque aprirono un varco, un sentiero per far scappare gli Israeliti dai soldati del faraone (nessuno si è domandato, però, quale scala hanno usato per arrivare a toccare il suolo, visto che la sua profondità si estende fino a 2600 m!). La fine la conoscono pure i bambini: i nostri amici Mosè e compagni si trovano salvi dall’altra sponda del Mar Rosso, mentre i loro inseguitori muoiono affogati dentro il mare.
I nostri amici festeggiano l’avvenimento riposandosi e mangiando il pane azzimo (un pane fatto senza lievito per una veloce preparazione) dividendoselo da buoni fratelli (ovviamente essendo migliaia di persone, avranno abbatutto il quantitativo d’alberi della foresta amazzonica per fare fuoco sufficiente a sfornare il pane :) ).

Questa è l’origine della pasqua ebraica e, in versione “riveduta”, anche della pasqua cristiana. In quest’ultima Gesù, proprio nel giorno della Pesach, prende “il pane” (giuro che in chiesa non ho visto panini ma dei cerchietti tondi che parevano plastica bianca), lo spezza e lo dona ai suoi 12 discepoli dicendo che quello era il (simbolicamente parlando, ovvio) “suo corpo”. Quando dice fate questo in memoria di me non dice: “prendetelo una volta alla settimana e prima dei pasti (e leggete bene le modalità d’uso)”, no perchè la teologia cattolica aggiunge pure quello che non ha detto Gesù stesso, ossia: “… altrimenti sarete dannati!”.

Ora che siamo tutti bravi e sappiamo cos’è la comunione ripetiamo insieme… ops pardòn, per un attimo mi son lasciato prendere… dicevo…

Devi sapere, carissimo il mio lettore, che il separato, per la Chiesa, commette un atto più orribile di quello che può fare un assassino. Hitler? E chi è? Tzk! Uno scolaretto in confronto a me! Ecco perchè “non sarei degno di prendere una vera comunione”.

Ora analizziamo il senso.

1) in rapporto alla Pesach.
Gli ebrei festeggiano la pasqua per ricordare il giorno in cui Adonaj (ops, scusa, è un altro nome di Dio) li fece uscire dalla schiavitù e ringraziarLo. Le azzime, preparate proprio in quel modo, fanno tornare alla mente “la fretta” di scappare dai nemici che Dio, comunque, aveva amazzato nel mare per “mano” di Mosè (astuto! mentre mosè abassava le mani perchè il varco si chiudesse, Dio, invece, le sollevava dicendo: “avete visto tutti vero? non sono stato io!) Quindi quel pane è ansia e, nel contempo, anche gioia e riconoscenza (così tanta riconoscenza che per un nonulla gli ebrei, più avanti, si fabbricano l’idolo d’orato, un acerrimo nemico di Javeh :) )) .
In questo caso io non dovrei prender parte a questa festa, non essendone degno. In teoria non sono nemmeno con loro oppure starei mangiando di un azzimo-non-azzimo, un finto pane che qualcuno, non so chi, avrebbe avuto il tempo di preparare. Magari un pane non lievitato e senza farina… si ecco, un pane fatto di solo acqua!
E se lo mangiassi starei fingendo di ricordare (quindi dimenticando) la fuga dalla schiavitù, cosìcchè Javeh non mi fulmini qualora gli venisse uno dei suoi soliti attacchi d’ira (un tranquillante, no eh? Una visitina dallo psicologo?), quindi starei comunque tranquillo! Nessun fulmine perchè ai suoi occhi (ah no, ne ha uno solo ficcato dentro un triangolo!) Starei mangiando e festeggiando assieme agli altri. Quindi sarei comunque graziato! Ma allora, Mosè, che differenza c’è?

2) in rapporto al cristianesimo.
Qui la faccio breve: a chi stiamo cercando di prender in giro, allora? A Dio o agli amatissimi e fanatissimi fedeli pronti a puntare il dito?

La verità è che comunque, proprio per ciò che credo io, la comunione non l`avrei presa perchè non mi rappresente nulla e perchè non c’è nessun Gesù che ha chiesto mai che avesse un preciso significato cannibalistico.

Io, nonostante il prete tendesse le dita con quell’ostia, non l’ho presa.

Chi è, allora, che vi prende in giro?

Written by Simone Medas

Giugno 2, 2009 alle 8:05 am

Pubblicato in Me myself, religione

Gesù diede davvero “il mandato” a questa Chiesa?

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Il proposito di questo post è solo quello di fare un confronto tra Gesù, quello raccontato nei Vangeli Canonici, e la Chiesa, il cui vero ruolo è quello di rappresentarlo e guidarne i fedeli.

È semplice e chiaro il suo compito, e se non fosse per questo o se Gesù non fosse mai esistito o se non diede mai l’indicazione di seguire una religione diversa dalla sua (l’ebraismo) o se quesa avesse un ruolo nella storia tutt`altro che di custodire la pia e pura immagine di Gesù per i suoi seguaci ma anche per chi, oggi, volesse avvicinarsi a tale religione, allora a cosa servirebbe?

Un fedele si ritiene tale perchè, come dice la parola, ha la fede. E la fede è credere in Dio. E se si ritiene che Gesù sia Dio allora il suo “mandato” alla Chiesa, qualora ci fosse stato, dovrebbe essere infallibile.
Allora, guardando indietro il corso della storia, credo che Dio, Gesù, Jahvè, o chi per voi, sia estremamente crudele quanto o più di un nazizsta. Mi spiegherò con alcuni esempi.

1099 d.C.
I crociati cristiani prendono Gerusalemme e massacrano ebrei e musulmani. Nelle strade c`erano teste, mani e piedi ammucchiati, e come risultato delle crociate milioni di persone furono uccise.

1208 d.C.
Il papa Innocenzo ordina una crociata contro i catari francesi. Più di centomila furono uccisi a Béziers dagli uomini di Arnaud.

1231 d.C.
Il papa Gregorio IX istituisce l’Inquisizione. Agli inquisitori viene data la licenza di perpetrare con ogni mezzo l’orrore e la crudeltà. Le vittime vengono unte di lardo o grasso e poi lentamente arrostite vive. Forni costruiti per uccidere la gente, resi poi famosi dalla Germania nazista, furono usati per la prima volta durante l’Inquisizione cristiana nell’Europa dell’Est. Le macabre torture utilizzate su centinaia di migliaia di non cristiani furono così ripugnanti e orribili, che non riesco nemmeno a descriverle.

1377 d.C.
L’esercito del papa discese sulla città italiana di Cesena. Il massacro continuò senza sosta per tre giorni e tre notti, a partire dal 3 febbraio. Le piazze traboccavano sangue. Le donne venivano violentate, sui bambini veniva messo un riscatto, e inestimabili opere d’arte furono distrutte. Più di tremila persone furono macellate.

1497 d.C.
La Chiesa diede inizio a un enorme rogo a Firenze. Le opere di poeti latini e italiani, manoscritti illuminati, ornamenti femminili, strumenti musicali e dipinti furono tutti bruciati.

Intorno al 1500 d.C.
La caccia alle streghe prosegue a pieno regime. I membri del clero riferiscono con orgoglio il numero di quante ne hanno ucciso. Il prelato luterano Benedict Carpzov si vanta di aver ucciso oltre ventimila delle orribili “seguaci del diavolo”. Secondo le stime degli storici, più di nove milioni di persone furono giustiziate dopo il 1484, soppratutto donne. Tutto ciò è brutale quanto quello che avvenne durante l’olocausto nazista del Xx secolo.

1572 d.C.
Più di diecimila protestanti vengono massacrati in Francia nel giorno di San Bartolomeo. Papa Gregorio XIII scrisse: “ci rallegriamo che il mondo sia stato liberato da quegli eretici sciagurati”

William Edelen

Ora… il catttolico che legge di questi fatti, che sono pure una minuscola parte e descritti in maniera non dettagliata, che atteggiamento assume? Che cosa pensa?
Il problema è, e lo dico per esperienza diretta, che è difficile accettare, è arduo staccarsi da una religione ricevuta e ancorata alla nostra stessa carne. In fondo è tutto ciò in cui si crede con “tutto se stesso” a prescindere da qualsiasi cosa. È quindi come trovarsi di fronte alla scelta di lasciare tutto ciò che fino a quel momento si è costruito per rinunciare per qualcosa di cui ancora non si sa nulla.
È uno sforoz, un sacrificio ma va fatto se davvero si ritiene di vole stare nella verità, come dice Gesù stesso. E per stare nella verità bisogna che prima o poi si dia una risposta a questa domanda:
“Gesù intedeva lasciare custodire la propria immagine a questa Chiesa per le future genti affinchè attraverso essa, vedendo le sue opere, si convertisse?”
Ci vuole un notevole coraggio, prendere il fiato e trattenerlo per qualche minuto, per crederlo.

E anche la seconda:
“È possibile che Gesù volesse lasciare le sue parole, le più importanti, la sua filosofia di vita, in quelle scritture che hanno subito così tante modifiche, alterazioni, omissioni, aggiunte successive, rivedute e ricorrezioni verso le precedenti accidentali ma anche volute per imporre un significato più in voga in quel momento?”

Written by Simone Medas

Maggio 22, 2009 alle 7:49 pm

Pubblicato in religione

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